Dalle favole di Fedro (VII-VI secolo a.C.):

La volpe e la cicogna.

Un giorno una volpe invitò a cena una cicogna e le offrì del cibo liquido contenuto in un piatto. La cicogna, sebbene avesse molto appetito, non potè gustare nulla.

Dopo qualche giorno, la cicogna invitò la volpe; preparò un vaso dal collo lungo pieno di cibo triturato.
La cicogna, introducendo il becco si saziava, ma la povera volpe, sebbene affamata, non potè toccare cibo. E poiché la volpe continuava inutilmente a leccare il collo del vaso, la cicogna le disse: «Ognuno deve sopportare con rassegnazione ciò di cui ha dato l’esempio».

Morale: se uno fa del male, c’è pericolo che lo subisca in egual misura.

Al posto della cicogna ti saresti comportato nello stesso modo?

 

Chi era Fedro?

Fedro visse tra il 20/15 a.C e il 51 d.C.
Nato in Tracia, venne portato schiavo a Roma che era ancora un ragazzo, poi divenne liberto di Augusto. Scrisse cinque libri di favole ispirandosi a Esopo. Fedro stesso racconta, nel prologo del terzo libro, che le favole nacquero per una trovata degli schiavi, fu un modo per dire agli altri il fatto loro: «C’era beffa, scherzo e sottigliezza. Era uno spunto. Io ne ho fatto un’arte» (Per un approfondimento leggi Fedro, favolista d’età imperiale)