Il visconte dimezzato. Riassunto e commento

Il visconte dimezzato (1952) di Italo Calvino è il primo dei tre romanzi fantastici-allegorici che compongono la trilogia I nostri antenati (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente). È suddiviso in 10 capitoli senza titolo.

Il visconte dimezzato – la trama

Il romanzo Il visconte dimezzato è ambientato nel Seicento; racconta la storia del conte Medardo che, nella guerra contro i Turchi, viene tagliato a metà per il lungo da una cannonata.

Il suo corpo si divide così in due personaggi autonomi: il Gramo e il Buono.

Il Gramo è la parte cattiva, come dimostra quando torna a Terralba, suo luogo natale, dove diffonde il terrore con un crudele malgoverno.

Opposta è l’indole del Buono, che si prodiga per riparare ai misfatti dell’altra metà.

Infine le due parti si sfidano a duello per la bella Pamela e nello scontro cominciano a sanguinare. Il dottor Trelawney ricuce insieme le due metà; Medardo torna così a essere un uomo intero, in cui si mescolano bene e male («né cattivo né buono, un miscuglio di cattiveria e bontà, cioè apparentemente non dissimile da quello ch’era prima di esser dimezzato»).

Il visconte dimezzato – il commento

Ne Il visconte dimezzato, Italo Calvino pone il problema dell’uomo contemporaneo, alienato e incompleto.

A tal fine, ha dimezzato il suo personaggio in una parte buona e una cattiva, perché l’idea di fondo è che solo attraverso la scissione si può acquistare una più profonda conoscenza della realtà.

Al termine della sua vicenda, infatti, il visconte, di nuovo unificato, può valersi dell’esperienza delle sue due metà separate («Ma aveva l’esperienza dell’una e l’altra metà rifuse insieme, perciò doveva essere ben saggio…; ma è chiaro che non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo»).