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La storia di Attila, il Flagello di Dio

Attila, re del bellicoso popolo nomade degli Unni, governò dal 434 al 453 d.C., inizialmente insieme al fratello Bleda e poi come unico sovrano. Nelle cronache contemporanee occidentali era noto per la sua ferocia: il terrore e la distruzione erano infatti i suoi strumenti di guerra. E da questa fama derivò non solo il suo soprannome – “Flagello di Dio” (ovvero strumento di punizione inviato da Dio) – ma anche il detto “Dove passa Attila non cresce più l’erba”. Nel 452 invase l’Italia, ma papa Leone I lo convinse a fermarsi e a ritirarsi. Morì l’anno successivo, nel 453, in Pannonia (l’attuale Ungheria).

Attila: i primi anni e l’ascesa al potere

Attila nacque approssimativamente tra il 395 d.C. e il 406 d.C. in Asia centrale. Apparteneva alla tribù nomade degli Unni. Da ragazzo visse a Ravenna, capitale dell’Impero Romano d’Occidente, in quanto ostaggio di alto rango consegnato in pegno dell’alleanza tra Unni e Romani conclusa da suo zio, il re Rua. In questo periodo Attila, che aveva ricevuto un’educazione da guerriero, ebbe modo di studiare il latino e imparò la cultura romana, ma ebbe anche modo di conoscere dall’interno le debolezze dell’Impero romano, contro cui avrebbe in seguito mosso guerra.

Nel 434 Attila divenne re degli Unni insieme al fratello Bleda, succedendo allo zio Rua. Nel 445 Attila uccise Bleda, restando sovrano assoluto degli Unni.

Attila e l’Impero romano d’Oriente

In lotta dal 441 con l’imperatore d’Oriente Teodosio II, nel 447 Attila invase nuovamente il territorio dell’Impero d’Oriente e riuscì a imporgli una pace umiliante. Teodosio II morì nel 450 e gli successe Marciano (450-457), che interruppe i pagamenti dei tributi agli Unni di Attila.

Attila e l’Impero romano d’Occidente

Attila, non potendo attaccare facilmente le forti mura di Costantinopoli e avendo esaurito le possibilità di saccheggio nei Balcani, decise di cambiare obiettivo e rivolgersi contro l’Impero romano d’Occidente.
Utilizzò come pretesto la richiesta di matrimonio avanzata da Onoria, sorella dell’imperatore Valentiniano III, che, per sfuggire a un matrimonio forzato, aveva chiesto aiuto ad Attila, inviandogli un anello.

Attila volle interpretare questa richiesta come una proposta di matrimonio e rivendicò, come dote, metà dell’Impero romano d’Occidente. Al rifiuto di Velentiniano III, Attila nel 451 mosse verso Occidente. Oltrepassò quindi il Reno e dilagò nella Gallia distruggendo molte città tra cui Metz. Assediò poi Orléans, ma dovette ritirarsi di fronte alle truppe romane comandate da Ezio e ai Visigoti di Teodorico I, dai quali fu sconfitto, nel giugno del 451, nella battaglia dei Campi Catalaunici.

Attila invade l’Italia

Passato l’inverno nelle regioni danubiane, nel 452, Attila scese in Italia. Dopo aver raso al suolo Aquileia, devastò alcune città dell’Italia settentrionale, tra le quali Milano e Pavia, e annunciò di voler raggiungere Roma. Ma il malcontento e l’inquietudine delle sue truppe, indebolite dalla fame e dalle malattie, e la minaccia alle spalle di accorrere in aiuto dell’Occidente del nuovo ed energico imperatore d’Oriente Marciano, arrestarono la sua marcia ed egli si lasciò convincere da papa Leone I (non si sa con quali argomentazioni) a risparmiare Roma e a ritornare in Pannonia.

La morte di Attila Flagello di Dio e la fine del suo regno

Secondo la tradizione, morì in Pannonia, il 16 marzo 453, durante le feste per le sue nozze con Ildico, una delle sue tante mogli, forse a causa di una emorragia cerebrale.
La sua scomparsa portò alla dissoluzione del suo impero, che si estendeva dal Mar Nero al Mediterraneo. Alla morte di Attila, infatti, i suoi numerosi figli iniziarono a lottare per il potere, dividendo l’impero e indebolendolo internamente. I popoli germanici sottomessi agli Unni colsero l’occasione per ribellarsi e ottenere l’indipendenza.

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