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L’umorismo secondo Pirandello

Nel saggio pubblicato nel 1908, e ampliato nel 1920, intitolato L’umorismo Pirandello (1867-1936) espone la sua poetica. Il volume si compone di due parti: una parte storica in cui vengono esaminate le manifestazioni dell’arte umoristica, e una parte teorica in cui viene definito il concetto stesso di umorismo e la differenza con il comico.

Comico vs umorismo: dall’avvertimento del contrario al sentimento del contrario

La comicità viene intesa da Pirandello come l’«avvertimento del contrario», cioè la percezione immediata e superficiale di un contrasto tra realtà e aspettativa. Questo contrasto provoca una reazione spontanea di riso o risata.

Ma se riflettiamo e ci sforziamo di indagare oltre l’apparenza comica, potremo scoprire che dietro di essa si nasconde un dramma umano. Allora saremo presi da un senso di pietà e il nostro riso si trasformerà, al più, in un amaro sorriso. È quindi accaduto che, per mezzo della riflessione, siamo passati dall’«avvertimento del contrario» al «sentimento del contrario», nel quale appunto, secondo Pirandello, consiste l’umorismo.

La vecchia signora imbellettata – spiegazione

Per chiarire meglio il concetto, nel saggio L’umorismo Pirandello fa l’esempio della «vecchia signora» che fa ridere perché «goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili». Ma se pensiamo che essa «non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo», anzi ne soffre e lo fa soltanto perché s’inganna di nascondere «le rughe e la canizie» e «trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei», allora non possiamo più riderne, ma solo sorriderne: è subentrata in noi la pietà.

La funzione dell’umorismo secondo Pirandello

L’arte dell’umorismo dunque, attraverso il sentimento del contrario, coglie gli inganni, le simulazioni che gli uomini e le donne usano in quella lotta per la vita che anima tutta la trama dei rapporti sociali. E smaschera anche le vanità con le quali l’essere umano, nell’intimo della sua coscienza, mente a se stesso quando vuole parere diverso da quello che è. La vita è un inseparabile miscuglio di tragico e di comico e l’arte umoristica deve descrivere l’uomo e la donna così come sono, con le loro contraddizioni, ridere e insieme piangere di questo gioco beffardo, che è la vita, di cui tutti siamo protagonisti.

Forma, vita, maschera e persona: i pilastri fondamentali dell’umorismo di Pirandello

L’umorismo di Pirandello non è mai ilare, ma quasi sempre amaro, paradossale, e spesso grottesco, perché nasce dal contrasto tra “forma” e “vita”. La forma è per Pirandello l’insieme delle leggi civili, delle regole sociali, delle credenze religiose e politiche che l’uomo si è costruito nel tempo per convincersi che la vita abbia un senso. Ma la vita è movimento e non può essere rinchiusa in una forma, in un ruolo stabile. Ecco, allora, che la vita diventa solo una finzione molto simile a quella che viene rappresentata nel teatro e nei romanzi (come Uno, nessuno e centomila), dove la persona (il vero “io”) è frammentata nelle diverse maschere (“personaggi”) che impone a sé stessa o che gli altri le impongono.

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