Paradiso Canto 8. Riassunto e commento

Paradiso Canto 8 della Divina Commedia di Dante Alighieri. Riassunto e commento.

Argomento del Canto 8 del Paradiso:

  • Il cielo di Venere (vv. 1-30)
  • Carlo Martello (vv. 31-84)
  • Diversità delle inclinazioni umane (vv. 85-135)
  • Necessità di assecondare le inclinazioni umane (vv. 136-148)

Paradiso Canto 8: Il cielo di Venere (vv. 1-30)

Il Canto 8 del Paradiso si apre con la rievocazione mitologica della dea dell’amore Venere. Da essa trae il nome il pianeta del terzo cielo, dove ora si trovano Dante e Beatrice. Gli antichi credevano che la dea, nata a Cipro, riversasse sul mondo il suo influsso d’amore. Per questo pregavano lei, sua madre Dione e suo figlio Cupido e si credeva che questi, assunto le sembianze del figlio di Enea, Ascanio, si sedette su Didone, iniettandole la passione amorosa per Enea (Eneide Libro 1).

Dante non si accorge di ascendere al terzo cielo se non per il fatto di vedere Beatrice più bella. Poi distingue le luci delle anime che si muovono più o meno velocemente, a seconda del proprio grado di beatitudine. Gli spiriti si avvicinano cantando l’inno di lode Osanna.

Paradiso Canto 8: Carlo Martello (vv. 31-84)

Uno di essi inizia a parlare, offrendo di fermarsi un po’ con Dante. Spiega che essi ruotano insieme all’intelligenza angelica dei Principati, cui Dante stesso si rivolse con la canzone Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete (la canzone che apre il secondo libro del Convivio, per cantare il suo amore per la Filosofia, successivo alla morte di Beatrice).

Dante chiede all’anima di presentarsi. È Carlo Martello, figlio di Carlo II d’Angiò, erede al trono di Provenza, di Napoli e d’Ungheria, ma morto a poco più di vent’anni, nel 1295.

Per Dante egli rappresenta un modello di principe ideale, dotato di cortesia e senso della giustizia: se avesse vissuto di più si sarebbe evitato la cattiva signoria degli Angioini. L’accenno ai Vespri siciliani lo induce a rivolgere un severo monito al fratello Roberto d’Angiò, che gli è subentrato nell’eredità paterna e l’amministra così malamente. La sua avarizia, l’esoso fiscalismo, la protezione concessa ai funzionari catalani avidi e disonesti, potrebbero provocare nei popoli soggetti una nuova eplosione irrefrenabile di rivolta.

Paradiso Canto 8: Diversità delle inclinazioni umane (vv. 85-135) e necessità di assecondarle (vv. 136-148)

Dante chiede allora come da dolce seme possa derivare un amaro frutto, da una schiatta insigne un discendente degenere.

Carlo Martello risponde illustrando la dottrina degli influssi astrali.

Nel Canto 16 del Purgatorio, Dante ha già charito che gli influssi delle stelle non determinano le azioni degli uomini né il loro destino. Tuttavia le influenze astrali indirizzano la vita dei singoli individui, che nascono ciascuno con una propria inclinazione. Ma non sempre la Provvidenza divina nell’ordinare le inclinazioni tiene conto delle famiglie. E allora chi è figlio di re non necessariamente sarà un buon sovrano e viceversa.

Perciò Carlo ammonisce gli uomini a non forzare le persone a un destino che non gli compete, tenendo conto unicamente della stirpe a cui appartengono, perché sicuramente farà una cattiva riuscita.

Bisognerebbe dunque assecondare la natura di ciascun individuo e non forzarla deviandola dal suo fine, costringendo gli uomini a svolgere compiti per i quali non sono disposti. Dante probabilmente allude ai due fratelli minori di Carlo Martello: Lodovico si fece frate francescano e non seguì la carriera politica, mentre Roberto, uomo di lettere e studioso di teologia, era re di Napoli.