Purgatorio Canto 16. Riassunto e commento

Purgatorio Canto 16 della Divina Commedia di Dante Alighieri. Riassunto e commento.

Argomento del Canto 16 del Purgatorio:

  • Il girone degli iracondi (vv. 1-24)
  • Marco Lombardo (vv. 25-51)
  • Cause della corruzione morale e politica (vv. 52-145)

Purgatorio Canto 16: Il girone degli iracondi (vv. 1-24)

Dante e Virgilio si trovano nella terza cornice del Purgatorio. In questa cornice si trovano gli iracondi. In vita essi si lasciarono vincere dai fumi dell’ira, ora sono immersi in un fumo denso e nero e recitano preghiere.

I due poeti procedono al buio, come ciechi. Virgilio (la ragione) offre a Dante la propria spalla. Si sentono delle voci che cantano l’Agnus Dei (Agnello di Dio… che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi).

Le voci appartengono alle anime che, in questa terza cornice del Purgatorio, espiano il peccato dell’ira. Invocano pace e misericordia, entrambe opposte all’ira, che sempre cerca guerra e vendetta.

Purgatorio Canto 16: Marco Lombardo (vv. 25-51)

Un’anima, accortasi della presenza dei due poeti, li interroga. Dante spiega che, ancora vivo, sta compiendo il suo viaggio per volontà di Dio. Il poeta chiede a sua volta notizie al penitente. È Marco Lombardo – risponde -, uomo di corte dell’Italia settentrionale. Si presenta come amante della virtù, che il presente sembra aver dimenticato.

Marco Lombardo è il personaggio protagonista del canto 16 del Purgatorio. Personaggio senza volto e quasi senza storia. Asciutto e conciso del discorrere sempre dignitoso e alto. Si fa portavoce della dottrina morale e politica di Dante.

Dante lo ha prescelto a un tale compito forse perché in quest’uomo di corte del Duecento – di cui le testimonianze dei cronisti e dei novellatori rievocano la saggezza pratica, la lunga esperienza, il geloso spirito d’indipendenza, la fierezza e l’austerità nelle relazioni con i potenti protettori – egli ha intravisto un riflesso della sua vicenda personale di esule frequentatore delle corti, consigliere non servile e giudice non arrendevole.

Dante gli chiede di confermare se stanno seguendo la giusta direzione per l’accesso alla cornice seguente. Marco Lombardo conferma e chiede al poeta di pregare per lui quando sarà giunto in Paradiso.

Purgatorio Canto 16: Cause della corruzione morale e politica (vv. 52-145)

Dante si impegna a fare ciò che Marco Lombardo gli chiede. Contemporaneamente, però, lo prega di aiutarlo a sciogliere un dubbio: a quale causa si deve attribuire l’attuale decadenza dei costumi. È l’influsso degli astri a indirizzare gli uomini al male, o è la loro libera volontà?

Gli uomini – risponde Marco Lombardo – attribuiscono la ragione delle cose unicamente agli influssi celesti. Ma se fosse realmente così, non esisterebbe il libero arbitrio, cioè la facoltà di scegliere concessa da Dio agli uomini, e non avrebbe senso ricevere in premio la felicità per il bene compiuto e la dannazione per il male. Perciò, l’attuale corruzione dei costumi dipende dall’uomo e non dall’influsso degli astri.

Secondo i principi argomentati nel quarto trattato del Convivio e poi nel terzo libro del De Monarchia: perché imparasse a distinguere fra i veri e i falsi beni, all’uomo furono date da Dio due guide, una per la vita temporale e una per quella spirituale. Oggi, però, l’autorità papale ha soffocato quella imperiale, assumendosi anche il potere temporale. I due poteri si sono confusi in uno solo, perciò non facendo nessuno dei due da freno all’altro non si temono più a vicenda. E il pontefice, che dovrebbe dare il buon esempio, è il primo a deviare dal retto cammino, causando la degenerazione delle istituzioni ecclesiastiche ma anche del potere temporale.

A confema di quanto appena detto, Marco Lombardo introduce l’esempio della decadenza morale e civile della Lombardia (la Lombardia al tempo di Dante comprendeva la maggior parte dell’Italia settentrionale, cioè la Marca Trevigiana, che si estendeva dal lago di Garda alla Venezia Giulia, l’attuale Lombardia e parte dell’attuale Emilia): prima che avessero inizio i contrasti tra l’imperatore Federico II e la Chiesa (da cui si può far datare la decadenza dell’impero e la lamentata confusione dei due poteri), regnavano valore e cortesia, ora può tranquillamente passar di lì ogni malvagio, certo di non incontrare alcun uomo virtuoso.

Tuttavia – prosegue – Marco Lombardo – vi sono ancora tre uomini valenti e cortesi, ma sono della vecchia generazione e sembra che, con la loro sola presenza, diano maggior risalto alla decadenza e alla vergogna della generazione presente; perciò essi desiderano ardentemente che Dio li richiami presto a miglior vita. Essi sono Corrado da Palazzo, Guido da Castello e il buon Gherardo.

Alla domanda di Dante, che chiede maggiori notizie di quest’ultimo, l’anima si interrompe, dicendosi stupita che Dante non ne abbia mai sentito parlare.

Dante e Virgilio sono ormai giunti al limite della terza cornice e Marco deve tornare indietro perché oltre gli iracondi non possono andare.