Progetto Ventotene dell’Università IUAV di Venezia

20 studenti Iuav indagano il rapporto tra architettura e potere, a partire da un edificio-simbolo: il Panopticon (carcere ideale) di Santo Stefano. Obiettivo: immaginare la trasformazione da architettura totalitaria a istituzione culturale e educativa europea

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Il panopticon, carcere di Ventotene
Il panopticon, carcere di Ventotene

Permettere a un unico sorvegliante di osservare tutti i soggetti di una istituzione carceraria senza che questi capiscano se siano controllati o no: questo il principio ispiratore del Panopticon, “carcere ideale” progettato dal filosofo e giurista Jeremy Bentham, metafora di un potere invisibile che ha ispirato pensatori e scrittori come  Michel Foucault, Noam Chomsky, Zygmunt Bauman e George Orwell.

Parte dal carcere di Santo Stefano a Ventotene – uno dei primissimi edifici carcerari al mondo ad essere costruiti secondo i principi del Panopticon – il laboratorio “Progetto Ventotene” proposto dall’Università Iuav di Venezia nel periodo 12-26 settembre, riprendendo la tradizione di studi teorici dell’Ateneo sulle architetture del controllo. Questa sarà la prima attività didattica di un nuovo progetto Jean Monnet, promosso dalla Commissione Europea e coordinato da Sebastiano Fabbrini, docente di Storia all’Università Iuav.

Il workshop impegnerà 20 studenti di architettura italiani e internazionali (selezionati da una call che ha raccolto 60 richieste di adesione), chiamati a ragionare sul rapporto tra architettura e potere, nelle sue diverse forme, ponendo particolare attenzione al processo di integrazione europea.

Il Panopticon di Ventotene, metafora esemplare del potere centralizzato e disciplinare dello stato moderno, è stata anche la culla della visione che, più di ogni altra, ha messo in discussione tale ordine politico. Ottant’anni fa, Altiero Spinelli ha infatti tracciato la rotta verso un’Europa unita da questo arcipelago di confino. Sulla scia del manifesto di Ventotene, il governo italiano si è recentemente impegnato a convertire il Panopticon in un’istituzione culturale ed educativa dell’Unione Europea. ll workshop prende spunto da questa iniziativa, come occasione per riflettere sull’espressione architettonica del potere europeo.

I partecipanti elaboreranno una serie di proposte teoriche per trasformare il dispositivo disciplinare di Ventotene in un’istituzione europea.

In questo percorso si confronteranno con una domanda fondamentale dell’integrazione europea: che forma ha il potere europeo? Come si rapporta con la struttura su cui poggia, la struttura dello stato?

I lavori degli studenti saranno protagonisti di una mostra e di una pubblicazione, nella cornice delle attività del progetto Jean Monnet.

Commenta Sebastiano Fabbrini, ideatore del progetto: «Il programma Jean Monnet è stato costruito per promuovere lo studio dell’Unione Europea in tutte le discipline. Il nostro progetto apre una prospettiva architettonica su questo tema, creando nuove opportunità di studio e riflessione sul ruolo dell’architettura nel processo di integrazione europea.»