Promessi Sposi capitolo 26 Riassunto

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i promessi sposi capitolo 26 riassunto

Promessi Sposi capitolo 26 Riassunto dettagliato, analisi e commento degli avvenimenti, luoghi e personaggi del celebre romanzo di Alessandro Manzoni

Promessi Sposi capitolo 26 Riassunto: prosegue e si conclude il colloquio tra il cardinale Federigo Borromeo e don Abbondio

«A una siffatta domanda, don Abbondio, … restò lì senza articolar parola»: non può dir nulla, perché la sua è una storia di scelte egoistiche e meschine, di raggiri nei confronti di Renzo, di reticenza verso i poveri promessi e di accondiscendenza nei confronti del prepotente tirannello.

La seconda parte del dialogo fra i due religiosi mette in chiara luce l’elevata spiritualità del cardinale, attraverso parole che parrebbero vuota oratoria se Manzoni non osservasse «che quelle cose erano dette da uno che poi le faceva».
Federigo sa redarguire don Abbondio, inducendolo a riflettere, a meditare e, infine, a commuoversi nel momento in cui il cardinale si confessa colpevole di fronte al curato per non aver capito la sua paura: «rimproveratemi liberamente le mie debolezze», gli dice.

Ora don Abbondio non ha più carte da giocare e passa all’attacco e, meschino, accusa i due giovani del matrimonio a sorpresa.

Pazientemente l’arcivescovo lo porta a toccare con mano la sua bassezza morale. Certo, lo punge la delusione di constatare quanto ormai il suo parroco sia davvero irrecuperabile, eppure qualcosa riesce a smuovere in lui, anche se solo per un momento: don Abbondio, infatti, non resta sordo al vibrante invito ad amare e a sacrificarsi senza riserve: «sentiva un certo dispiacere in sé, una compassione per gli altri, un misto di tenerezza e di confusione».

Sebbene le parole pronunziate dal cardinale non producono in don Abbondio un rimorso che lo porta a riconoscersi peccatore così da spingerlo a mutar vita (come si è visto nell’Innominato), gli sciolgono però un poco l’animo, perché, quanto meno, comprende di aver sbagliato.

Promessi Sposi capitolo 26 Riassunto: l’Innominato invia ad Agnese una dote per Lucia. Agnese va a trovare la figlia, ospite di donna Prassede. Lucia informa la madre del voto alla Madonna

La mattina seguente, donna Prassede viene a prendere Lucia per ospitarla nella sua villa, poco distante dal paese. Intanto, arriva anche il curato della parrocchia in cui si trova il castello dell’Innominato, portando al cardinale, da parte di quel signore, una borsa contenente cento scudi d’oro: la dote per Lucia.

Agnese non crede ai suoi occhi, perché in vita sua non ha mai visto tanto denaro tutto in una volta sola. Attende con impazienza l’indomani per correre dalla figlia.
L’indomani, tutta animata, Agnese parla a Lucia di quella grande quantità di soldi, con cui si potrà garantire l’avvenire con Renzo. Stordisce la ragazza di progetti, primo fra i quali sicuramente rintracciare il giovane.

Ma Lucia sembra non sentirla e… le rivela il segreto del voto! Chiede, poi, alla madre, costernata, di fare in modo che la notizia giunga a Renzo con tatto e che gli venga recapitato parte del denaro, perché si sente responsabile delle sue peripezie: dalle sue parole dette e soprattutto non dette, non ci può sfuggire quanto amore permanga in lei per Renzo. Agnese accetta quanto deciso dalla figlia e poi si separano.

Promessi Sposi capitolo 26 Riassunto: Renzo continua ad essere ricercato dalla giustizia; anche il cardinale e Agnese lo cercano

Intanto Renzo, cercato da tutti, pare scomparso nel nulla. Le autorità milanesi, il cardinale Federigo, Agnese sono sulle sue tracce, ma su di lui circolano voci contraddittorie: s’è arruolato in eserciti mercenari nel Levante; è riparato in Germania; è morto annegato mentre attraversava un fiume. Sono «tutte ciarle: ecco il fatto», messe in giro dal cugino Bortolo, confidenzialmente avvisato di portare il giovane in un luogo più sicuro, perché l’avventura di Renzo ha nientemeno che mosso i servizi segreti della repubblica di Venezia.

I magistrati della Serenissima, benché avessero promesso a don Gonzalo di restituirgli «il promotore di saccheggio e d’omicidio» rifugiatosi nel bergamasco, non si sono vergognati di fare il doppio gioco, pur di tenersi stretto un prezioso filatore di seta, così utile alla loro economia. E così, eclissato Renzo, hanno risposto a don Gonzalo che ogni ricerca risulta negativa.

Promessi Sposi capitolo 26 Riassunto: il cugino Bortolo fa assumere Renzo in un altro paese col nome di Antonio Rivolta

Nel frattempo il cugino Bortolo ha trovato a Renzo un nuovo lavoro in un altro paese e lo fa assumere col nome di Antonio Rivolta. Al nuovo padrone, però, questo nuovo lavorante sembra un po’ tonto e sordo: non risponde quasi mai quando lo chiamano Antonio! In compenso, però, conosce bene il suo mestiere.