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Strage di Piazza Fontana, 12 dicembre 1969

Strage di Piazza Fontana

Nella Strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, una bomba esplode all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in Piazza Fontana, a Milano, a poche decine di metri dal Duomo. L’esplosione provoca 17 morti e oltre 100 feriti.

Contemporaneamente a Roma, altri tre ordigni esplodono in diversi punti della città, ferendo passanti. Una quinta bomba, rimasta però inesplosa, è rinvenuta in Piazza della Scala a Milano e fatta brillare dagli artificieri.

Per la Strage di Piazza Fontana, gli inquirenti arrestano Giuseppe Pinelli, un ferroviere noto per le sue frequentazioni anarchiche. Condotto in questura per essere interrogato, Pinelli muore in circostanze misteriose. Durante l’interrogatorio, infatti, precipita dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi, che sta seguendo il caso.

La morte di Pinelli è ufficialmente archiviata come suicidio, ma più parti accusano gli inquirenti della sua morte e di voler sviare le indagini verso l’area degli anarchici.

Poco dopo, un altro anarchico, Pietro Valpreda, è accusato di essere l’esecutore della strage, ma sarà poi assolto.

Decenni di indagini, ostacolate da ripetuti tentativi di depistaggio, non hanno portato a individuare i responsabili, ma hanno confermato l’inconsistenza della pista anarchica e il coinvolgimento dell’estrema destra neofascista.

La Strage di Piazza Fontana segna l’inizio della “strategia della tensione”

La Strage di Piazza Fontana è il primo atto di quello che sarà in seguito definito la “strategia della tensione“. Tale strategia si proponeva di seminare il panico nel Paese, rendere impossibile una normale vita sociale, per mettere in crisi le istituzioni democratiche e favorire, attraverso la paura, l’insediamento di un governo autoritario in Italia.

Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento la strategia della tensione mette a segno numerosi attentati sanguinosi:

  • Brescia, 28 maggio 1974. Una bomba esplode durante un comizio in Piazza della Loggia: 8 morti e centinaia di feriti.

 

  • San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, 4 agosto 1974. Poco dopo l’uscita da una galleria una bomba esplode sul treno Italicus Roma-Monaco: 12 morti e 48 feriti.

 

  • Stazione di Bologna, 2 agosto 1980. Alle 10,25 una bomba esplode in una sala d’aspetto della stazione: 85 morti e oltre 200 feriti.

 

  • Strage di Natale del Rapido 904, 23 dicembre 1984. Il rapido 904, partito da Napoli e diretto a Milano, affollato di italiani in viaggio per le feste, è colpito da un ordigno che esplode all’interno della Grande Galleria dell’Appennino. 16 morti e oltre 200 feriti.