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Trireme, la nave da guerra greca

La trireme era chiamata così perché dotata di tre ordini di remi a scalare, per favorire una rematura più efficace. Era una nave lunga e stretta che poteva imbarcare un’equipaggio di circa 200 uomini, di cui 170 erano rematori.

I marinai venivano reclutati tra i cittadini più poveri e percepivano uno stipendio.

La disposizione dei rematori su tre file, su entrambe le fiancate dello scafo, assicurava una velocità di 10-12 chilometri all’ora.

I rematori della fila superiore erano quelli che faticavano di più perché manovravano i remi più lunghi, ma erano anche gli unici che vedevano il mare. Le file inferiori infatti erano all’interno dello scafo e remavano “alla cieca”.

I tre ordini di remi di una trireme

La trireme greca era anche dotata di un’ampia vela quadrata, ma durante la battaglia si spostava unicamente a forza di remi.

Lo scafo era costruito con legno di pino e abete, e per questo molto manovrabile; era lungo 35-40 metri e largo solo 6-7.

La parte anteriore era munita di un robusto rostro, che costituiva il punto di forza della nave greca. Si trattava di uno sperone di metallo appuntito che permetteva di affondare, mediante urto, le navi nemiche.

I due occhi dipinti ai lati avevano invece lo scopo di tenere lontana la malasorte.

Le triremi venivano allestite grazie al finanziamento dello Stato (polis). Il comando della nave era affidato al cittadino più ricco, che si assumeva l’onere di pagare l’equipaggiamento e la manutenzione dell’intera imbarcazione.

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