Baldacchino di San Pietro del Bernini, descrizione
Gian Lorenzo Bernini, Baldacchino di San Pietro, 1624 - 1633, bronzo, legno, marmo, h. 285 cm. Città del Vaticano, Basilica di San Pietro

Baldacchino di San Pietro, di Gian Lorenzo Bernini: riassunto di Storia dell’Arte per conoscere e memorizzare rapidamente.

Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) studiò con attenzione gli effetti del movimento, sia in architettura sia in scultura.

Ne è un esempio il Baldacchino di San Pietro, la monumentale struttura barocca costruita per l’altare maggiore di San Pietro su incarico di papa Urbano VIII (della famiglia Barberini).

La struttura del Baldacchino di San Pietro sorge sotto la Cupola progettata da Michelangelo Buonarroti. È stata concepita da Gian Lorenzo Bernini come un gigantesco baldacchino processionale. Le quattro imponenti colonne a spirale in bronzo sono state ottenute, in parte, dalla fusione delle travi del pronao del Pantheon (episodio che aveva provocato forti proteste, da cui nacque la famosa sentenza “quello che non fecero i Barbari lo fecero i Barberini”). Esse sono rivestite da un tralcio di alloro tra cui volano delle api, simbolo della famiglia Barberini (come si vede anche nella volta di Palazzo Barberini affrescata da Pietro da Cortona, 1596 -1669).

Nel Baldacchino di San Pietro ogni cosa è studiata per generare la suggestione del movimento: la lavorazione della parte inferiore delle colonne; la sommità curva; la frangia in finto tessuto, realizzata in bronzo, che sembra sventolare come se si muovesse.

Una struttura di tali dimensioni non poteva essere conclusa da una copertura rettilinea che ne avrebbe mortificato lo slancio possente. Si racconta, allora, che Bernini per risolvere il problema si giovasse della capacità progettuale di un giovane genio che, in qualità di modesto scalpellino, collaborava al cantiere: Francesco Borromini (1599 – 1667), nipote del primo architetto di San Pietro, Carlo Maderno. Così, per il Baldacchino di San Pietro, il giovane Borromini inventa un sistema di copertura a grandi archi che si proiettano nello spazio e non chiudono ma definiscono la forma pur lasciandola aperta e aerea, un’idea che segna l’avvio della carriera di uno dei più straordinari progettisti dell’età moderna.

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