La Battaglia della Meloria fu uno scontro navale che ebbe luogo il 6 agosto 1284, al largo di Livorno, nei pressi delle Secche della Meloria, tra le Repubbliche marinare di Genova e di Pisa, per il controllo delle principali rotte tirreniche, per assicurarsi approvvigionamenti, soprattutto di grano, e fruttuose entrate doganali. La disputa per il controllo dell’isola di Corsica, che era contesa da entrambe, fu tra i fattori scatenanti.
Fu la flotta genovese comandata dall’ammiraglio Oberto Doria a prevalere sulla flotta pisana, al comando del podestà Alberto Morosini.
Gli storici definiscono la battaglia della Meloria la più grande battaglia navale del Medioevo.
La battaglia della Meloria
Le forze in campo
I Pisani affrontarono la battaglia ben sapendo di essere in inferiorità numerica. La flotta genovese era infatti composta da 107 galee, robuste e veloci, oltre a piccole imbarcazioni; la flotta pisana contava invece 61 galee, grosse e pesanti, di difficile manovrabilità; 9 galeoni e alcune piccole imbarcazioni.
La tattica genovese
Durante la battaglia, nella quale si fece ricorso ad abbordaggi, speronamenti, balestre e catapulte, le navi genovesi utilizzarono una tattica innovativa chiamata “gabbia“. Consisteva nel circondare le navi nemiche e impedirne la manovra, permettendo così di attaccarle con maggiore facilità.
L’esito dello scontro
La battaglia fu sanguinosissima con perdite umane enormi da entrambe le parti. La Repubblica marinara di Pisa perse quasi tutte le sue navi tra affondate e catturate. I prigionieri pisani che morirono nel carcere di Genova vennero sepolti appena fuori della cinta muraria, in una zona chiamata poi Campo Pisano (o Campopisano), per ricordare i pisani morti durante la prigionia.
Quali furono le conseguenze della battaglia?
Le conseguenze della battaglia della Meloria furono significative:
- la disfatta della Meloria segnò per Pisa l’inizio del declino. Persi i traffici commerciali e col suo porto sempre più in balìa dei fenomeni di interramento, Pisa iniziò una lenta e inesorabile decadenza, che la portò poco più di un secolo più tardi a capitolare davanti agli eserciti di Firenze;
- la Corsica, contesa da Pisa e Genova, divenne parte del dominio genovese;
- Genova sfruttò il declino di Pisa per consolidare il suo dominio sulle rotte verso l’Oriente, importando in Europa prodotti come cereali, spezie, seta e altre merci di valore;
- al termine della battaglia si contarono molti morti e migliaia di prigionieri. Tra i pisani fatti prigionieri e portati nel carcere di Genova c’era Rustichello da Pisa, che anni dopo trascrisse il resoconto dei viaggi del suo compagno di cella Marco Polo, conosciuto come Il Milione. Fu proprio in riferimento al numero ingente di pisani prigionieri a Genova, che nacque il detto “Se vuoi veder Pisa vai a Genova“.
Oltre a Rustichello, un altro celebre personaggio della fazione pisana che prese parte alla battaglia è il conte Ugolino della Gherardesca, protagonista del canto XXXIII dell’Inferno della Divina Commedia di Dante.

