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Nerva (96-98 d.C.) e il principato adottivo

Nerva divenne imperatore nello stesso giorno, il 18 settembre del 96 d.C., in cui il Senato romano assassinava per mano di un liberto l’imperatore Domiziano. I congiurati si erano accordati per nominare suo successore Marco Cocceio Nerva (Narni, 8 novembre 30 – Roma, 27 gennaio 98), un senatore di 66 anni (all’epoca già anziano), tradizionalista e uomo di cultura, senza discendenza diretta, considerato affidabile dall’aristocrazia.

Politiche e opere dell’imperatore Nerva

Appena eletto, l’imperatore Nerva attuò una serie di riforme politiche, sociali e finanziarie:

  • fece cessare le persecuzioni contro i cristiani;
  • consentì a coloro che erano stati esiliati dal suo predecessore Domiziano di rientrare a Roma;
  • abolì i processi di lesa maestà e punì severamente i delatori, mettendo a morte alcuni di loro;
  • reintegrò il Senato nelle sue prerogative, restituendogli poteri che erano stati limitati sotto il suo predecessore Domiziano;
  • abolì il fiscus iudaicus (la tassa pagata dagli ebrei assoggettati all’Impero romano dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme per opera di Tito, dietro ordine del padre Vespasiano, in favore del Tempio di Giove Capitolino in Roma);
  • abolì la vicesima hereditatum (l’imposta successoria pari al 5% del patrimonio ereditario);
  • svolse opere di carità, prodigando le sue terre e il suo denaro per soccorrere i poveri;
  • riorganizzò il sistema idrico di Roma, ristrutturò alcuni quartieri e restaurò strade importanti.

Nerva adotta Traiano e istituisce il principato adottivo

Il merito principale del suo brevissimo regno (96-98 d.C.) fu l’introduzione del principato adottivo. Anzi, si può dire che la decisione più felice di Nerva sia stata quella di adottare quale proprio successore Marco Ulpio Traiano, un generale di origine spagnola molto rispettato sia dall’esercito che dal Senato. Quindi alla morte di Nerva, nel 98 d.C., Traiano divenne imperatore.

Con il principato adottivo, Nerva cercò di superare i problemi che in passato erano derivati dalla successione ereditaria, cioè dalla trasmissione di padre in figlio della carica di imperatore. Questo sistema infatti aveva dimostrato due limiti fondamentali: non garantiva che divenisse imperatore una persona capace; inoltre quando finiva una dinastia si correva il rischio di una guerra civile, perché l’esercito e il Senato cercavano di imporre un loro candidato.

Il metodo dell’adozione introdotto da Nerva presentava, invece, una novità fondamentale: il diritto alla successione non dipendeva dai legami di parentela con l’imperatore, ma dai meriti e dalle capacità del candidato. Un uomo moderato, giusto, prudente, equilibrato; attento agli interessi dello Stato più che ai suoi; pronto a favorire la concordia e a stroncare le lotte di fazione; severo ma anche amorevole verso il suo popolo, come un padre; devoto agli dèi; non desideroso di essere considerato un dio, ma orgoglioso di venire divinizzato dopo la morte per aver ben governato. In pratica, l’imperatore adottava come successore il migliore dei suoi collaboratori.

Il secolo d’oro dell’Impero romano

Nessun imperatore, naturalmente, poté incarnare appieno questo modello ideale: ma è certo che l’epoca del principato adottivo (98-180 d.C.) fu una delle più felici della storia di Roma, ricordata come una vera età dell’oro. Sotto Traiano l’impero raggiunse la sua massima estensione e stabilità e le condizioni di vita migliorarono sensibilmente insieme al benessere generale, sia per l’Italia che per le province. Questo prospero periodo, che si estese fino al 180 d.C., sta a testimoniare la validità del criterio del merito.

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