domiziano
Busto di Domiziano presso i Musei Capitolini, Roma

Alla morte di Tito, succeduto al padre Flavio Vespasiano – primo imperatore della dinastia Flavia (69-96 d.C.) – salì al potere suo fratello minore Domiziano, imperatore di Roma dal 14 settembre dell’81 d.C alla sua morte, il 18 settembre del 96 d.C.

Fu in politica estera che Domiziano ottenne i suoi migliori risultati, in particolare tra il Reno e il Danubio, dove riuscì a creare una “zona cuscinetto” contro le sempre insistenti pressioni delle popolazioni barbariche. Qui il terreno venne suddiviso in appezzamenti assegnati ai soldati, in modo che questi fossero maggiormente motivati alla difesa del confine (questi appezzamenti si chiamavano agri decumates perché i soldati che li ottenevano dovevano pagare una decima, cioè una parte del raccolto). Lungo il confine, il limes, dal Reno al Danubio, fu poi edificata una linea fortificata. Grazie all’opera dell’abile generale Agricola venne infine consolidato il dominio romano in Britannia.

In politica interna, invece, Domiziano si dimostrò assai diverso dal fratello Tito, soprannominato “delizia del genere umano”.
Domiziano aveva un carattere chiuso, autoritario e diffidente. Amava farsi chiamare dominus et deus («signore e dio») e volle governare con pugno di ferro, attraverso una ristretta cerchia di collaboratori lasciando il senato il più possibile ai margini. Domiziano si rese estremamente impopolare per le sue tendenze autocratiche, che spezzarono quell’illusione, creata da Augusto, che l’imperatore fosse solo un primus inter pares, cioè il primo fra uguali.

Quale censore a vita espulse dal Senato a più riprese gli elementi a lui sfavorevoli, determinando una forte situazione di attrito. Ai tentativi di congiura scoperti rispose sempre con fermezza, emettendo numerose condanne a morte che colpirono anche personaggi in vista dell’aristocrazia. Ciò non fece che accelerare i tentativi del Senato di sopprimerlo e il 18 settembre del 96 Domiziano fu assassinato da un liberto che aveva accesso alla sua corte. In quello stesso giorno il Senato acclamò Marco Cocceio Nerva imperatore.

Con la morte di Domiziano si concluse, ingloriosamente, la dinastia Flavia. La storiografia senatoria lo ricordò soltanto come un crudele tiranno, degno di essere paragonato a Nerone.
A causa della damnatio memoriae si sono conservati solo pochi suoi ritratti: fra i più belli è il busto dei Musei Capitolini, a Roma.