Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo
Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? di Paul Gauguin, 1897-1898, olio su tela, Boston, Museum of Fine Arts

Paul GauguinDa dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Dipinto del 1897-1898, olio su tela, Boston, Museum of Fine Arts.

Il 28 giugno 1895 Paul Gauguin lascia per sempre la Francia, deluso, amareggiato e in pessime condizioni di salute, e va a vivere a Tahiti.

Cos’era accaduto? Dal 4 novembre al 1° dicembre 1893, a Parigi, presso il gallerista Paul Durand-Ruel, si era tenuta la sua prima mostra personale, che aveva però avuto scarso successo. Subito dopo si era recato in Bretagna, dove aveva cercato, invano, di riallacciare i contatti con gli altri pittori della scuola di Pont-Aven.

I suoi ultimi otto anni di vita, trascorsi a Tahiti e nelle isole Marchesi, sono segnati dai ricoveri in ospedale (almeno in sei occasioni). Sono caratterizzati anche da un’intensa creatività che lo porta a realizzare alcuni dei suoi capolavori.

Questo grande quadro Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (139,1 x 347,7 cm) è considerato il suo testamento artistico e spirituale, una sintesi perfetta della sua pittura e della sua visione del mondo.

La prima idea della composizione di Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? compare in un disegno che accompagna una lettera inviata a Daniel de Monfreid nel febbraio 1898. Lavora quindi giorno e notte, febbrilmente, per oltre un mese. A luglio spedisce il quadro a Parigi: sin dalla sua prima apparizione nella galleria di Ambroise Vollard, alla fine del 1898, i critici lo studiano, facendone l’oggetto di numerose interpretazioni.
Le figure sono disposte nel paesaggio con un andamento che ricorda i fregi antichi, i grandi cicli di affreschi nei palazzi rinascimentali. Alcuni personaggi sono già presenti nelle tele precedenti, ma assumono qui un significato differente, ottenendo una carica simbolica maggiore.
Singolare appare la presenza del’idolo blu e dello strano uccello bianco con una lucertola tra le zampe, che sta a significare la vanità delle parole.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? è una metafora delle età dell’uomo, dall’infanzia alla vecchiaia, ma anche un confronto tra l’azione e la contemplazione, tra l’istinto e la ragione. È inoltre una meditazione sul senso profondo della vita, su cui l’artista si trova a riflettere dopo la morte della figlia Aline, nel febbraio del 1897, a soli 20 anni. La notizia lo getta in una profonda crisi depressiva, tanto che nel febbraio 1898, proprio mentre sta dipingendo questo quadro, tenta il suicidio, ingerendo dell’arsenico.