i due viandanti e l'orso

I due viandanti e l’orso, dalle favole di Esopo (favolista greco del VI secolo a.C.).

Era sera e due viandanti attraversavano un bosco. Si stava facendo buio e il primo viandante disse: «Questo posto non mi piace troppo. Per fortuna siamo in due, siamo amici e, se restiamo uniti, nessuno potrà farci del male».

In quel momento apparve un orso. Il primo viandante gettò un grido e, senza più pensare all’amico, si arrampicò su un albero. Il secondo viandante, trovatosi improvvisamente solo e comprendendo di non potere fare nulla contro l’orso, si buttò lungo disteso a terra, appiattendosi.

L’orso si avvicinò al secondo viandante, lo annusò, strofinò il muso contro la sua testa, la sua bocca, il suo naso, le sue orecchie, soffiando e aspirando. L’uomo rimase perfettamente immobile: s’era irrigidito tutto e tratteneva il respiro.

Trascorso qualche minuto, l’orso si convinse che l’uomo era morto; diede un grugnito cavernoso e si allontanò.

Andato via l’orso, il primo viandante scese dall’albero. «E allora?» – disse ridendo – «Ho visto che l’orso accostava la bocca al tuo orecchio. Che cosa ti ha detto?»

Rispose il secondo viandante: «Mi ha detto la verità. Cioè di non prestare mai fede a chi ti dice che starà al tuo fianco e poi ti pianta in asso non appena vede un pericolo».

Morale: la favola insegna che le disgrazie mettono alla prova la vera amicizia.

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