Economia curtense nell’Alto Medioevo

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Economia curtense

L’economia curtense, tipica dell’Alto Medioevo, era un’economia basata sull’autoconsumo, dove si produceva il necessario alla sopravvivenza della famiglia del contadino e alla soddisfazione dei bisogni del signore e ogni merce era utilizzata nello stesso luogo in cui era prodotta.

I commerci erano quindi ridotti al minimo, anche perché le vie di comunicazione erano rese insicure dalle ripetute scorrerie degli Ungari, dei Saraceni e dei Normanni.

Le invasioni e le scorrerie dei barbari costrinsero la popolazione delle campagne a stringersi attorno alle aziende agricole dei nobili feudatari, le curtis (cioè la «corte», da qui la denominazione di economia curtense).

La curtis era quindi un insieme di terreni e case, e di produzione agricola e serviva anche per difendersi meglio dagli attacchi esterni.

Ogni curtis era divisa in una pars dominica e una pars massaricia.

La pars dominica (da dominus, cioè «signore») era gestita dal signore fondiario, che la faceva coltivare dai suoi servi della gleba. Costoro avevano diritto solo al vitto e all’alloggio. Nella pars dominica si trovavano il castello, le abitazioni dei servi stessi, il mulino, il frantoio, i forni, e i laboratori degli artigiani.

La pars massaricia (da massarius, contadino), invece, era composta da fattorie, chiamate mansi, ciascuna assegnata a una famiglia di contadini liberi. I contadini che vi lavoravano dovevano dare al signore una parte del raccolto e fornirgli alcune giornate di lavoro gratuito (corvée) da svolgersi nelle terre della pars dominica.

Tra un fondo e l’altro si estendevano enormi aree incolte, considerate proprietà comune. Qui si praticava la caccia e la raccolta di legna e frutti selvatici. Attività necessarie perché la produttività dei campi era bassissima.