Fëdor Dostoevskij
Fëdor Dostoevskij

La grande stagione del romanzo russo: Tolstoj e Dostoevskij – Nel ventennio 1861-1881, escono i capolavori di due fra i massimi romanzieri del secolo, Tolstoj e Dostoevskij, che rappresentano due linee ben diverse.
Tolstoj infatti si rifà alla grande tradizione del realismo romantico (Guerra e pace può essere considerato anche un romanzo storico): partecipa attivamente alla vita del tempo, proponendo programmi sociali ispirati al pauperismo evangelico (con l’espressione ‘pauperismo evangelico’ ci si riferisce allo spirito di povertà che fu proprio di Cristo e dei suoi seguaci) e alle teorie di Rousseau, e concepisce il romanzo come “narrazione” in cui ogni dettaglio ha un valore e un significato generale.
Dostoevskij invece, dopo un primo momento di impegno sociale e politico, sperimenta tragicamente l’esclusione sociale e conduce una vita da “maledetto”. È uno scrittore drammaticamente moderno, complesso, problematico. Di qui la grande influenza di Dostoevskij sul romanzo del Novecento, di cui anticipa il poliprospettivismo, le tematiche interiori, il senso dell’angoscia.

La vitaFëdor Dostoevskij nacque a Mosca l’11 novembre del 1821 da una famiglia aristocratica decaduta e di modeste condizioni economiche.
Nel 1837, alla morte della madre, fu iscritto alla scuola militare di Pietroburgo, ma seguì gli studi controvoglia, perché i suoi interessi erano già rivolti verso la letteratura. Così dopo essersi diplomato cominciò a scrivere, tra le difficoltà finanziarie che lo opprimevano.

Nel 1843 pubblicò il suo primo libro, il romanzo Povera gente, che attirò l’interesse e l’approvazione della critica.
Sei anni dopo, nel 1849, per aver partecipato ad alcune riunioni di carattere socialista, fu arrestato come sospetto di attività rivoluzionaria, processato e condannato a morte; solo davanti al plotone di esecuzione si vide commutare la pena in quattro anni di lavori forzati in Siberia.

La terribile esperienza e gli anni di prigionia incisero molto sul suo carattere e sulla sua salute, che, già precaria, da allora fu minata da frequenti crisi epilettiche.
Di ritorno dalla Siberia, dove si era anche sposato, Dostoevskij rievocò quanto gli era successo nelle Memorie da una casa di morti (1861-1862).

Per quanto angustiato da gravi problemi economici, aggravati dalla sua passione per il gioco e dalle sue condizioni di salute, negli anni successivi Dostoevskij compose vari romanzi: Umiliati e offesi (1862), Memorie del sottosuolo (1864), Delitto e castigo (1866), L’idiota (1868).

Rimasto vedovo, Dostoevskij si risposò con la sua segretaria e, a un certo punto, dovette lasciare la Russia per sottrarsi alle persecuzioni dei creditori. Tra il 1867 e il 1871, visse perciò all’estero, tra gli stenti, passando continuamente dalla Germania alla Svizzera, alla Francia, all’Italia.

Di ritorno in Russia, Dostoevskij nel 1873 pubblicò I demoni, nel 1875 L’adolescente e infine, nel 1880, I fratelli Karamazov, il suo ultimo romanzo.
Ammalato da tempo, morì il 28 gennaio del 1881, a Pietroburgo.

I romanziMemorie del sottosuolo (1864) è un lungo monologo interiore in cui lo scrittore analizza il proprio inconscio (la sua personalità nascosta, il suo «sottosuolo») e racconta alcuni episodi che mostrano gli aspetti più reconditi della sua vita e della sua anima, come la storia della fallita redenzione di una prostituta (che rivela ben maggiore dignità di lui).

Mentre L’idiota (1868) è il resoconto della sconfitta di un uomo troppo buono in un mondo dominato dal male, altri sono romanzi di idee che dibattono problematiche attuali, come il nichilismo, la gratuità della vita e l’assenza di Dio in I demoni o il populismo cristiano cui approda il protagonista di L’adolescente.

I fratelli Karamazov racconta invece di un delitto: il padre libertino e dissoluto, odiato dai figli, viene trovato morto. Viene incolpato Mitja, un figlio che gli contendeva una bella mantenuta. In realtà a uccidere è stato un figlio illegittimo, che si impicca, cosicché non resta alcuna prova della sua colpa e Mitja viene condannato ai lavori forzati. L’alternativa a questo groviglio di colpe è rappresentato da uno dei figli, Alëša, che alla fine guida un gruppo di ragazzi verso un futuro migliore, contrassegnato dalla reciproca solidarietà.

In Delitto e castigo, il protagonista è un povero studente, Raskolnikov, che vive in una camera in affitto a Pietroburgo, con i pochi soldi che la sorella Dunja riesce a mandargli. Per aiutare la famiglia, ma soprattutto per provare a se stesso la propria superiorità rispetto agli altri uomini e la propria assoluta libertà, decide di assassinare, per rapinarla, una vecchia usuraia. La uccide insieme con la sorella, che lo ha sorpreso. A questo punto viene assalito dai rimorsi. Da un lato, per provare la propria superiorità, si compiace di sfidare la polizia; dall’altro cade in preda di deliri in cui si mostra implacabile accusatore di se stesso. Il giudice ha capito che è lui l’assassino, ma ha compreso anche che prima o poi confesserà la sua colpa, e quindi aspetta che sia lui stesso a farsi arrestare. Intanto Raskolnikov vive la vita abietta dei reietti di Pietroburgo. Incontra un vecchio ubriacone, Mamerladov, la cui figlia, Sonja, si prostituisce per miseria ma è piena di carità cristiana. Questa ragazza è l’unica che suscita in lui un senso di umanità e di affetto. Decide quindi di confessarle la propria colpa e poi, convinto da lei che lo esorta alla redenzione, si costituisce. Sonja lo segue in Siberia, ai lavori forzati. Per il protagonista può iniziare una nuova vita. A questa narrazione principale se ne intreccia un’altra, in cui è protagonista la sorella Dunja, dapprima insidiata dal signor Svidrigajlov, dei cui figli è l’istitutrice, e poi disposta, per alleviare la miseria della famiglia e aiutare il fratello, a sposare il ricco ma abietto Luzin.

I punti chiave – Come si vede da questi brevi riassunti, i romanzi di Dostoevskij presentano le seguenti caratteristiche:
1) un’attenzione al dibattito delle idee e ai problemi filosofici e morali: siamo nell’ambito dell’esistenzialismo, mentre particolare interesse presenta la questione della legittimazione al male, connessa all’esistenza o meno di Dio (se Dio non esiste, l’uomo è del tutto libero, anche di compiere il male);
2) un’attenzione alle dinamiche dell’inconscio e una tendenza all’autoanalisi che sembrano prefigurare Freud e la psicoanalisi: in particolare si considerano la “doppiezza” psicologica, la compresenza di spinte contrastanti e contraddittorie nell’io più profondo, e gli stati di allucinazione e di delirio, in cui viene alla luce il “sottosuolo” dell’anima;
3) una tendenza a spingere le situazioni all’eccesso e all’estremo, a cogliere la vita nei momenti più radicali e nelle condizioni più terribili: quindi nell’abiezione più profonda o viceversa nell’esaltazione più nobile e orgogliosa;
4) la propensione per paesaggi urbani degradati, rappresentati nella loro miseria (luride stanze in affitto, vicoli sporchi) e abitati da personaggi straziati dalla povertà o dalla sofferenza interiore.
Sul piano formale, le caratteristiche più interessanti sono le seguenti:
1) il rifiuto del narratore onnisciente e la scelta di una narrazione soggettivizzata, che mostra dall’interno le oscillazioni dell’io;
2) una trama fortemente romanzesca e spesso poliziesca, che riecheggia il “romanzo nero” o d’appendice, con omicidi, stupri, eccessi di follia, passioni divoranti, indagini, intrighi, teatrali rivelazioni;
3) la struttura polifonica: il romanzo è costruito su una pluralità di voci, ciascuna con il prorio spazio e la propria dignità; le voci dei personaggi rappresentano visioni del mondo diverse e contraddittorie, irriducibili a un’unica verità.

Il senso di colpa e d’angoscia, la problematica morale e filosofica, il poliprospettivismo, la soggettivazione della prospettiva narrativa hanno fatto di Dostoevskij uno degli scrittori dell’Ottocento più attuali nel secolo successivo. La sua influenza è stata determinante, per esempio, su Franz Kafka, ma ha agito anche in Italia, dapprima su Gabriele d’Annunzio nel romanzo L’innocente, poi su Grazia Deledda e su Federigo Tozzi.