Guerra e pace di Tolstoj

Guerra e pace di Lev N. Tolstoj: riassunto dettagliato della trama, la concezione della storia di Lev N. Tolstoj attraverso l’analisi di personaggi.

Fra il 1863 e il 1869 Lev N. Tolstoj porta a termine il suo capolavoro, Guerra e pace.
Considerato da molti il più grande romanzo storico dell’Ottocento, Guerra e pace è un’opera monumentale (quattro libri e un epilogo) che abbraccia un periodo della storia russa compreso tra il 1805, anno che segna la disfatta della coalizione antifrancese nella battaglia di Austerlitz, e il 1812, con l’avanzata e il successivo tracollo delle armate napoleoniche in territorio russo.

Il romanzo Guerra e pace si articola in due filoni narrativi paralleli, entrambi molto complessi, perché costituiti da un fitto intreccio di episodi, personaggi, riferimenti storici: da una parte le vicende, ambientate tra Pietroburgo e Mosca, che ruotano intorno a due famiglie dell’aristocrazia russa, i Rustov e i Bolkonskij; dall’altra gli eventi militari e gli sconvolgimenti politici determinati dalle guerre napoleoniche, sullo sfondo dei quali Tolstoj descrive la grande epopea del popolo russo.

Guerra e pace: Riassunto dettagliato della trama

Le vicende del romanzo sono situate tra il 1805 e il 1820. I protagonisti appartengono alla nobiltà russa, ma i quasi seicento personaggi che li affiancano escono da ogni ceto della società russa del primo Ottocento.

Vi sono comunque tre personaggi di primo piano: il principe Andrea Bolkonskij, freddo, irrequieto e intelligente, appartenente all’alta aristocrazia; il conte Pierre Bezuchov, figlio naturale ed erede di un proprietario ricchissimo; e Natascia Rostova, graziosa, impetuosa e giovane incarnazione dell’anima russa.

Sono gli anni delle guerre napoleoniche. Nel 1805 Napoleone sconfigge gli alleati nella battaglia di Austerlitz, dove il principe Andrea viene ferito, e poco dopo Pierre sposa Hélène Kuraghina, bella, vuota e corrotta dama pietroburghese.

Andrea incontra Natascia e se ne innamora, ma Anatolio Kuràghin, fratello di Hélène, rompe il loro fidanzamento tentando di sedurre Natascia.

Intanto Pierre, deluso da Hélène, si dedica ad attività filantropiche, alternandole a una vita dissipata e disordinata.

Nel 1812 Napoleone invade la Russia e i francesi avanzano fino a Mosca. A Borodino Andrea è nuovamente ferito e muore nelle braccia di Natascia, incontrata e perdonata durante la fuga dalla capitale che brucia. Ma la vittoria sarà del generale Kutuzov e dei russi e non di Napoleone e delle sue sofisticate strategie: la guerra del popolo russo distrugge la Grande Armata.

Pierre intanto viene fatto prigioniero dai nemici e incontra Platon Karatajev, un semplice contadino russo, che con la sua sorridente bontà, intrisa di religione popolare e di rassegnato fatalismo, gli fa comprendere quali siano i veri valori. Così, rimasto vedovo, Pierre sposa Natascia della quale nel frattempo si è innamorato.

Intanto Nicola Rostòv, fratello di Natascia, ristabilisce le finanze dissestate dei Rostòv sposando Maria, sorella del defunto principe Andrea.

Guerra e pace: la concezione della Storia di Lev N. Tolstoj attraverso l’analisi dei personaggi

In Guerra e pace trovano posto non soltanto il racconto delle battaglie, l’incendio di Mosca, i ritratti dei «grandi uomini» che sembrano avere in mano il destino dei popoli, ma soprattutto una riflessione accorata sulla tragedia della guerra, sulla natura della libertà individuale e del potere politico, sulla storia.

I due filoni narrativi rimandano alla fondamentale contrapposizione tra il mondo umano della pace e quello storico della guerra, ciascuno dei quali mette in scena i suoi personaggi: umani e «veri» i primi, benché tutti di fantasia, caratterizzati da passioni e dubbi laceranti, da smarrimenti ed errori, e da un profonda attaccamento alla vita; storici, ma senza alcun rapporto con la realtà i secondi, siano essi Napoleone, Alessandro I o il ministro Speranskij, tutti infinitamente lontani dalla vita concreta e prigionieri del proprio ruolo pubblico, e tuttavia accecati dal senso di onnipotenza e dalla certezza di poter determinare, da soli, il corso della storia. Fa eccezione però Kutuzov, comandante in capo delle armate russe, che Tolstoj riveste dell’umanità di un popolo, travisando deliberatamente nel suo caso la realtà storica.

Così come il mondo della guerra (e della storia) trova il suo fulcro nella figura di Napoleone, quello della pace lo trova nella dimensione familiare dei Rostov e nelle vicende degli innumerevoli personaggi che ruotano attorno ai tre protagonisti principali, perennemente in bilico tra la dimensione privata degli affetti e delle passioni umane e una guerra immane, epocale, che irrompe nelle loro vite determinandone i destini.

Pierre Bezuchov, figlio naturale di un alto dignitario della corte imperiale che morendo lo lascia erede di un’enorme fortuna, cala dietro le sembianze di ragazzone semplice e goffo un’assoluta purezza d’animo, che lo rende vulnerabile agli ingranaggi sociali e alla realtà che lo circonda. Nel tentativo di dare un senso alla propria esistenza, Pierre passerà attraverso il matrimonio con una donna che non ama, inutili dissolutezze, l’impegno massonico e la prigionia sotto i francesi, per approdare infine all’unione con Natascia.

Una grande, vera amicizia lo lega all’altro protagonista maschile, il principe Andrea Bolkonskij, «un giovane di non alta statura, molto bello, di tratti accentuati e asciutti» [Libro I, parte I, cap IV, p. 17], aiutante di campo di Kutuzov. La sua intelligenza lucida e una pungente ironia lo rendono orgoglioso e superbo agli occhi dei frequentatori di salotti, verso i quali peraltro si rende volutamente antipatico. Il carattere apparentemente duro e scostante si presenta come l’esatto opposto di quello dell’amico, ma descrivendo i primo incontro tra Pierre e Andrea in apertura di romanzo, Tolstoj ne mette in luce l’affinità profonda, come in un gioco di chiaroscuri:

Pierre, che dal momento dell’entrata del principe Andrea non aveva distolto da lui i suoi sguardi allegri e amichevoli, gli si avvicinò e gli prese la mano. Il principe Andrea, senza guardarlo, increspò il viso in una smorfia che esprimeva il dispetto di sentirsi toccare la mano, ma, vedendo poi il viso sorridente di Pierre, sorrise anche lui di un inaspettato sorriso simpatico e buono.
«Toh!… Anche tu nel gran mondo?» – disse egli a Pierre.
«Sapevo che sareste venuto» – rispose Pierre. «Verrò a cena da voi» – aggiunse a bassa voce, per non disturbare il visconte che seguitava il suo racconto.
«Posso?» «No, non puoi», disse il principe Andrea ridendo, mentre faceva capire a Pierre con una stretta di mano che non c’era bisogno di far quella domanda [Libro I, parte I, cap IV, p. 18].

Anche Andrea, tormentato dalla vanità della propria esistenza, è alla ricerca di qualcosa che conferisca alla vita senso e valore. Attraverso le sue vicende – gli avvenimenti drammatici della guerra, le due ferite sui campi di battaglia di Austerlitz (1805) e Borodino (1812), l’amore per Natascia, il sereno rioconoscimento della morte – Tolstoj dà vita a un personaggio di un’umanità piena e struggente, tra i più belli della letteratura ottocentesca.

Tra queste due figure si muove la protagonista femminile, Natascia Rostova, che all’inizio del romanzo è una ragazza appena adolescente, vivace, appassionata, traboccante di vita: fidanzata con il principe Andrea (e amata da Pierre in segreto), Natascia si lascia sedurre dal fascino fatuo di Anatolio Kuraghin (la cui sorella, la bellissima e altrettanto corrotta Hélène, si era fatta sposare da Pierre) e manda a monte il matrimonio.
Quando capisce l’nconsistenza del sentimento di Kuraghin è troppo tardi, ma questo episodio segna la fine della sua adolescenza e l’ingresso in un mondo fatto di consapevolezza, dolore, responsabilità.
Natascia ritroverà Andrea dopo la bataglia di Borodino, mortalmente ferito, e lo assisterà negli ultimi giorni di vita.

Attorno ai tre protagonisti si muove una moltitudine di figure minori, tra cui spiccano i membri delle due famiglie: enorme quella del conte Rostov, piena di gente, di voci, di confusione; rigida e austera quella dei Bolkonskij, con il vecchio padre che tiranneggia la sorella Maria (che a sua volta finirà per sposare il fratello di Natascia, Nicola).

La separazione tra tutti questi personaggi e quelli del mondo storico in Guerra e pace è nettissima: così come Napoleone è incapace di accedere al mondo reale e umano (soltanto l’insostenibile orrore del campo di battaglia di Borodino lo farà vacillare per un momento), tutti i tentativi dei protagonisti per influire direttamente sui grandi eventi della loro epoca sono destinati a fallire. Così è per l’esperienza massonica di Pierre, per i suoi interventi filantropici, per il suo progetto di uccidere Napoleone a Mosca.
Così è anche per Andrea, che conosce la disillusione sul campo di Austerlitz, mentre giace gravemente ferito e Napoleone rivolge al suo indirizzo parole di ammirazione: Voilà une belle mort – disse Napoleone, guardando Bolkonskij.

Anche la sua breve esperienza riformatrice negli ambienti di governo a fianco del ministro Speranskij è destinata a fallire e Andrea finirà col persuadersi che coloro che apparentemente hanno il potere di prendere decisioni e influire sul corso delle cose, in realtà ingannano se stessi e gli altri e sono i primi ad essere vittime della loro presunzione e del ruolo che interpretano.
Neanche i grandi uomini da cui sembrano dipendere la guerra e milioni di vite possono perciò determinare il corso della storia: anzi, più presumano di poterlo fare e più si distanziano, paradossalmente dalla sostanza stessa della storia, e cioè dalle vite degli uomini.

Tolstoj sembra indicare in Guerra e pace un percorso esattamente inverso e, mentre afferma la superiorità del cuore sulla mente, delle doti morali su quelle intellettuali, del mondo umano su quello della storia, fa compiere ai suoi personaggi scelte di campo che li affiancano agli umili e ai semplici. Emblematica in questo senso la metamorfosi di Pierre dopo le vicende drammatiche della sua prigionia, durante la quale decide di condividere le privazioni dei suoi compagni e si lega a Platon Karatajev, contadino-soldato che nel romanzo incarna l’anima patriarcale e contadina della Russia e la cui semplice saggezza finirà per illuminare Pierre.
Altrettanto emblematica la scelta del principe Andrea di rimanere al fianco dei suoi soldati nella battaglia di Borodino, per stare non dove si prendono le decisioni inutili, ma dove si combatte e si muore.

A questa piena consapevolezza dei propri limiti, ma anche di qualcosa che sovrasta e racchiude le vite dei singoli, si contrappone l’immensa presunzione di Bonaparte, che più di ogni altro è convinto di determinare il corso della storia attraverso il suo «genio» (che Tolstoj ha sempre cura di accompagnare all’aggettivo «presunto»). Persuaso che ogni suo gesto decida la sorte del mondo e che perciò tutto dipenda dalla sua volontà, Napoleone incarna in sé una concezione individualistica della storia, laddove Kutuzov si spoglia di ogni velleità personale e si fa invece portatore dell’identità del popolo russo, interprete di «quella inafferabile forza» che infine deciderà la guerra.
L’intero romanzo è costellato di passi in cui la figura di Bonaparte e il suo mito vengono sistematicamente demoliti. E le pagine in cui l’autore descrive l’imperatore dei francesi intento a contemplare il campo di Borodino coperto di morti, ne restituiscono un ritratto agghiacciante.

E non soltanto in quel giorno, girando pel campo di battaglia coperto di persone morte e mutilate (per volontà sua, per quel che gli pareva), guardando quegli uomini, egli calcolò quanti russi corrispondessero a un francese e, ingannando a se stesso, trovò motivo di rallegrarsi perché per ogni francese c’erano cinque russi [Libro III, parte II, cap. XXXVIII, p. 958].

La tensione tra l’enormità delle tragedie umane che si consumano in ogni epoca e la futilità delle cause a cui spesso vengono ricondotte è uno dei motivi ricorrenti del romanzo, che induce Tolstoj a interrogarsi ripetutamente sulla natura della storia e sulla sua incapacità di fornire risposte adeguate ai grandi problemi etici che essa stessa solleva.

E il sottile, insondabile legame tra le vite dei singoli individui, la verità profonda di ciascuna esistenza e il corso della storia che tutte le racchiude, è simboleggiato e risolto da Tolstoj nell’ultima parte del romanzo con l’immagine dello strano mappamondo che Pierre vede in sogno:

E a un tratto apparve a Pierre, come fosse vivo, un buon vecchietto da un pezzo dimenticato, un professore che in Isvizzera gli aveva insegnato la geografia. «Aspetta» – disse il vecchietto -, e mostrava il mappamondo a Pierre. Questo mappamondo era una sfera viva, mobile, senza dimensioni. Tutta la superficie della sfera era composta di gocce, strette compattamente tra loro. E tutte queste gocce si muovevano, si spostavano e ora, da molte che erano, si fondevano in una sola, ora da una si dividevano in molte. Ogni goccia tendeva a separarsi, a occupare più posto, ma le altre, che avevano la medesima tendenza, la stringevano, e talvolta la distruggevano, talaltra si fondevano con essa.
«Ecco la vita» – disse il vecchio professore.
«Come ciò è semplice e chiaro» – pensò Pierre. «Come potevo non saperlo già prima?» [Libro IV, parte III, cap. XV, p. 1245].