ganimede e l'aquila
"Ganimede e l'aquila" di Bertel Thorvaldsen, 1817, marmo, 89,6x119,3x48,8 cm. Copenaghen, Thorvaldsen Museum.

Ganimede e l’aquila di Bertel Thorvaldsen – Bertel Thorvaldsen nacque a Copenaghen il 19 novembre 1770. Grazie a una borsa di studio dell’Accademia di Belle Arti intraprese un viaggio a Roma, dove restò quasi tutta la vita.
Studiò le antichità classiche e le opere di Antonio Canova, del quale fu il più acceso rivale.
Morì a Copenaghen il 24 marzo 1848.

Tra le sue sculture più note: Ganimede e l’aquila, 1817, marmo, 89,6×119,3×48,8 cm. Copenaghen, Thorvaldsen Museum.

Ganimede e l’aquila raffigura un tema della mitologia greca: Ganimede era un giovane di straordinaria bellezza e Zeus, il re degli dèi, non poteva certo lasciarselo sfuggire. Così, si tramutò in aquila e lo rapì, mentre il giovinetto si trovava a pascolare il gregge in un campo della Troade: poco importava che Hera, moglie di Zeus, si arrabbiasse moltissimo a questa ennesima scappatella del marito.
Ganimede venne dunque condotto sull’Olimpo e divenne il coppiere di Zeus: il suo compito era versare il nettare nella coppa del re degli dèi. Perciò Ganimede è raffigurato accanto a un’aquila e con una coppa tra le mani.

Bertel Thorvaldsen, soprannominato il “Fidia danese”, riprese da Antonio Canova la tendenza all’idealizzazione delle forme e alla purezza dei volumi.

L’eleganza formale è perfettamente in linea con gli ideali del Neoclassicismo europeo. La posa del fanciullo è composta e ferma, l’espressione è formale: nulla doveva contrastare l’idealizzazione astratta delle forme.

Thorvaldsen si attiene scrupolosamente ai modelli classici, depurando la figura da ogni espressione di sentimento. La levigatezza e la lucentezza del marmo contribuiscono a rendere le sue opere impassibili e pure.