Guerra di secessione americana. Riassunto
Guerra di secessione: incontro tra l'esercito del Nord e l'esercito del Sud

La guerra di secessione americana venne combattuta dal 12 aprile 1861 al 9 aprile 1865 tra gli Stati Uniti d’America e gli Stati Confederati.

La guerra di secessione americana è la prima guerra totale dei nostri tempi: la prima che avesse coinvolto così a lungo la società civile di un gran paese moderato, la prima in cui fossero stati utilizzati sistematicamente i nuovi mezzi offerti dallo sviluppo tecnologico e industriale, a cominciare dalla ferrovia e dal telegrafo e comparvero, inoltre, le trincee e le mine.

A dare avvio alla guerra di secessione americana sono dieci Stati del Sud che decidono di staccarsi dall’Unione e di costituirsi in una Confederazione indipendente con capitale Richmond in Virginia.

Gli Stati Uniti, un tempo rappresentati da sole tredici colonie, ottenuta ormai l‘indipendenza, nella seconda metà dell’Ottocento erano un paese in crescente espansione, attraversato però da forti differenze tra le diverse zone: il Nord-Est industrializzato; il Sud agricolo e tradizionalista, nelle cui grandi piantagioni lavoravano milioni di schiavi neri; gli Stati dell’Ovest con una popolazione di liberi agricoltori e allevatori di bestiame.
Il dibattito sull’estensione della schiavitù ai nuovi territori dell’Unione determinò una contrapposizione tra gli Stati dell’Ovest e del Nord-Est e quelli del Sud. Queste divisioni trovarono riscontro nella crisi del Partito democratico e nella nascita del Partito repubblicano.

Le elezioni parlamentari furono vinte dal repubblicano Abraham Lincoln, avvocato di salde convinzioni democratiche, proveniente da una famiglia di modesti agricoltori del Kentucky. Nonostante fosse un convinto avversario della schiavitù, Lincoln non era un abolizionista radicale. Nella sua campagna elettorale aveva negato di voler abolire la schiavitù lì dove esisteva. Tuttavia la vittoria repubblicana nel 1860 fu vista dagli Stati del Sud come l’inizio di un processo irreversibile, che avrebbe portato alla vittoria degli interessi industriali, al rafforzamento del potere centrale, alla progressiva emarginazione degli Stati schiavisti.

La guerra di secessione americana risultò, quindi, agli occhi degli Stati del Sud inevitabile. Questi, uniti nella Confederazione, avevano dalla loro una migliore qualità delle forze armate e aspiravano, inoltre, all’aiuto da parte della Gran Bretagna, che era la principale acquirente del cotone del Sud e non vedeva di buon occhio i programmi protezionisti dei repubblicani. Gli Stati del Nord, invece, contavano sulla superiorità numerica della loro popolazione e sulla maggior disponibilità economica.

All’inizio della guerra di secessione, furono i confederati a prevalere, grazie al miglior addestramento militare e alle capacità dimostrate dal generale Robert Lee. Ma la Gran Bretagna e gli altri Stati europei non sembravano intenzionati ad intervenire. Fu, dunque, chiaro che gli Stati del Sud avrebbero dovuto contare unicamente sulle proprie forze e che la guerra di secessione sarebbe divenuta lunga e logorante: il fattore numerico e quello economico si rivelarono decisivi.

La guerra di secessione si concluse, così, nell’aprile 1865 con la resa dei confederati al generale Ulysses Grant, comandante delle forze del Nord. Pochi giorni dopo, il presidente Abraham Lincoln cadeva vittima di un attentato da parte di un fanatico sudista.

La guerra di secessione americana durò quattro anni e vide impegnati nelle operazioni belliche tre milioni di uomini e seicentomila morti.

Per vincerla i nordisti dovettero fare appello non solo alle risorse economiche, ma anche mobilitare tutte  le forze politiche disponibili. Nel 1862 fu approvata una legge che assegnava gratuitamente quote di terre del demanio statale ai cittadini che ne facessero richiesta. Lo stesso anno fu decretata a partire dal 1° gennaio 1863 la liberazione di tutti gli schiavi in tutti gli Stati del Sud (ponendo fine alla tratta degli schiavi africani), anche per consentirne l’arruolamento nell’esercito dell’Unione.

Al termine della guerra di secessione americana, però, la legge del ’62 fu revocata e i neri, sebbene avessero acquistato la libertà non godevano di ottime condizioni: le condizioni economiche non erano migliori di quelle dei servi e diffuso era il pregiudizio razziale, in particolar modo negli Stati del Sud, che attribuivano ad essi la causa della loro attuale condizione. Il Nord, infatti, aveva imposto nel Sud un vero e proprio regime militare.
Nacque una lotta clandestina, che vide la nascita di gruppi paramilitari e razzisti quali il Ku Klux Klan. La fine dell’occupazione militare e un ritorno alla normalità negli Stati del Sud avenne solo negli anni ’70 e rappresentò il ritorno alla supremazia dei bianchi e ad una segregazione di fatto, destinata a protrarsi in alcuni Stati per buona parte del XX secolo.