Il 23 maggio 1992 venne ucciso Giovanni Falcone, dilaniato dall’esplosione di settecento chili di tritolo, mentre viaggiava sull’autostrada che congiunge l’aeroporto di Punta Raisi alla vicina Palermo. Con lui morirono anche la moglie, Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Giovanni Falcone era solito dire: «Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere».

Al suo funerale parteciparono quarantacinquemila palermitani. Nella veglia di preghiera lessero il testo intitolato “L’impegno”, qui di seguito riportato.

“Ci impegnamo a educare i nostri figli nel rispetto degli altri, al senso del dovere e al senso della giustizia. Ci impegnamo a non adeguarci al malcostume corrente, prestandovi tacito consenso, perché “così fan tutti”. Ci impegniamo a rinunziare ai privilegi che ci possono derivare da conoscenze e aiuti “qualificati”. Ci impegniamo a riconoscere il valore della giustizia “per tutti”, superiore al nostro interesse particolare. Ci impegniamo a non chiedere come favore ciò che ci è dovuto per diritto. Ci impegniamo a non vendere il nostro voto elettorale per nessun compenso. Ci impegniamo a resistere, ponendo fiducia nella giustizia, alle sopraffazioni mafiose. Ci impegniamo a non dimenticare Giovanni Falcone e tutti i morti nella lotta contro la mafia e a ricordarli come nostri familiari per noi caduti.”