Il gallo cedrone: testo, parafrasi, analisi e commento

Il gallo cedrone di Eugenio Montale: parafrasi, analisi e commento

Il gallo cedrone, poesia di Eugenio Montale, fu scritta e pubblicata nel 1949. È inserita nella quinta sezione, intitolata Silvae, de La bufera e altro. Le poesie della quinta sezione sono quasi tutte legate alla delusione del secondo dopoguerra, e precisamente al periodo 1946-1949.

Il gallo cedrone di Eugenio Montale – Il testo

Dove t’abbatti dopo il breve sparo
(la tua voce ribolle, rossonero
salmì di cielo e terra a lento fuoco)
anch’io riparo, brucio anch’io nel fosso.

Chiede aiuto il singulto. Era più dolce
vivere che affondare in questo magma,
più facile disfarsi al vento che
qui nel limo, incrostati sulla fiamma.

Sento nel petto la tua piaga, sotto
un grumo d’ala; il mio pesante volo
tenta un muro e di noi solo rimane
qualche piuma sull’ilice brinata.

Zuffe di rostri, amori, nidi d’uova
marmorate, divine! Ora la gemma
delle piante perenni, come il bruco,
luccica al buio, Giove è sotterrato.

Il gallo cedrone di Eugenio Montale – La parafrasi

vv. 1-4 Anche io trovo rifugio (riparo) dove tu [il gallo cedrone] cadi (t’abbatti) dopo il breve sparo, anche io brucio [: soffro per il bruciore del colpo] nel fosso con te, la tua voce singhiozza (ribolle) mentre sembri uno spezzatino (salmì) rosso e nero di cielo e terra cucinato a fuoco lento.

vv. 5-8 Il singhiozzo (singulto) [del gallo cedrone] chiede aiuto. Era più piacevole vivere che affondare in questo fango (magma), era più facile morire (disfarsi) al vento che qui nel fango (limo), incrostati sul bruciore (sulla fiamma) della ferita.

vv. 9-12 Sento nel mio petto la tua ferita (piaga), che hai sotto un’ala raggrumata di sangue (sotto un grumo d’ala); il mio volo pesante tenta di superare un muro e sull’albero del leccio (sull’ilice) coperto di rugiada (brinata) rimane di noi solamente qualche piuma.

vv. 13-16 Lotte (zuffe) di becchi (rostri), nidi di uova screziate (marmorate), divine! Ora il germoglio (la gemma) delle piante eterne (perenni) brilla (luccica) al buio, come il bruco. Giove è sepolto.

Il gallo cedrone di Eugenio Montale – L’analisi e il commento

La poesia presenta quattro quartine di endecassilabi.
In fine di verso, abbiamo perlopiù quasi rime, assonanze e consonanze. Per esempio, nella prima strofa: spaRO / rossoneRO, fuoCO / fOssO.
Numerose invece le rime interne. Per esempio, sempre nella prima strofa, spARO / ripARO.

Prima strofa: un gallo cedrone è stato colpito dallo sparo improvviso di un cacciatore ed è caduto a terra, cercando riparo in un fosso. Il poeta si identifica con l’animale, provando la stessa sua sofferenza.

Seconda strofa: anche la poesia di Montale è in difficoltà e «chiede aiuto» come il gallo ferito. Il poeta ha conosciuto momenti storici ed esistenziali di vita vera, ai quali ha ora fatto seguito una realtà degradata. Sarebbe stata meglio una morte eroica che morire nel fango, incrostati di terra e del sangue della ferita.

Terza strofa: il poeta è completamente identificato con il gallo cedrone, per cui può usare indifferentemente la seconda persona singolare («tua», v. 9), oppure la prima persona singolare («mio», v. 10) o plurale («noi», v. 11). Il muro che cerca di superare con le ultime forze è inteso come prigionia e ostacolo alla realizzazione.

Quarta strofa: vengono rievocate le lotte per la conquista della femmina, gli accoppiamenti, i nidi pieni di uova, che domani si schiuderanno. Il senso allegorico della conclusione riguarda anche il lascito del poeta, la sua testimonianza in grado di sopravvivergli.