Il gioco dei dadi quando è nato? Le combinazioni
Aiace e Achille giocano a dadi, particolare di un'anfora del ceramografo Exekia, Musei Vaticani

Secondo la leggenda, l’invenzione del gioco dei dadi è da attribuire a Palamede, uno dei capi greci, durante l’assedio nella guerra di Troia.

L’Odissea presenta i Proci intenti al gioco dei dadi davanti alla reggia di Ulisse.

Numerosi vasi greci sono decorati con scene dello stesso genere, tra cui la famosa anfora di Exekia al Vaticano (vedi l’immagine). Scene simili ricorrono anche nell’arte etrusca e nell’arte romana, come pure nell’arte medievale.

Molto in voga nei secoli XVII e XVIII, il gioco dei dadi, è stato in ogni tempo oggetto di sorveglianza e persino proibito, per le sue molte possibilità di prestarsi a trucchi e imbrogli.

Le combinazioni possibili

Inizialmente si giocava con tre dadi che offrivano 316 combinazioni diverse; ora si gioca quasi esclusivamente con due dadi a 36 combinazioni.

I dadi si gettano con la mano o con un apposito bussolotto (detto anche bossolo) e i modi di giocare sono numerosi.

Il più comune è quello che dà per vincitore chi ottiene il punteggio più alto sommando i punti delle facce superiori dei dadi gettati.

Il numero che ha più probabilità di combinarsi è il 7, con sei probabilità: 1 e 6; 2 e 5; 3 e 4; 4 e 3; 5 e 2; 6 e 1.

Seguono il 6 e l’8 con cinque combinazioni ciascuno; 5 e 9 con quattro; 4 e 10 con tre; 3 e 11 con due; 2 e 12 con una.