il ritratto di annibale
Jacopo Ripanda, Annibale varca le Alpi, 1508-1509, Roma, Palazzo dei Conservatori

Il ritratto di Annibale tracciato da Tito Livio (I secolo a.C.) nel Libro XXI dell’Ab Urbe Condita (“Storia di Roma dalla sua fondazione”) è sicuramente uno dei più celebri.

Nella prima parte lo storico Tito Livio si dilunga nel descrivere le eccezionali qualità di Annibale, facendo emergere l’immagine di un uomo fuori dal comune: una sorta di riconoscimento a colui che fu forse il più grande nemico mai affrontato da Roma.

Nella seconda parte questi apprezzamenti vengono fortemente ridimensionati in considerazione di alcuni difetti (crudeltà, slealtà, spregiudicatezza) che venivano tradizionalmente attribuiti a tutto il popolo punico.

Il ritratto di Annibale tracciato da Tito Livio da “Storia di Roma dalla sua fondazione”, XXI, 4, 5-9

La sua audacia nell’affrontare il pericolo era straordinaria, come pure straordinaria la sua capacità di ragionare lucidamente in mezzo al pericolo. Non esisteva fatica al mondo capace di fiaccare il suo fisico o piegare la sua volontà.

Sapeva sopportare senza problemi tanto il caldo che il freddo; mangiava e beveva quanto gli era imposto non dal piacere, ma dalla natura; dormiva e vegliava di giorno o di notte a seconda dei casi, senza orari fissi, ma sfruttando per il riposo il tempo eventualmente avanzato all’azione, senza bisogno di morbidi materassi, e neppure di silenzio; a molti dei suoi soldati capitava sovente di trovarlo addormentato per terra nei corpi di guardia, avvolto semplicemente in un mantello militare.

Il suo abito non si distingueva da quello dei compagni; si facevano piuttosto notare le armi e i cavalli.

Era in assoluto il migliore tanto nel combattimento a cavallo che a piedi; era il primo a entrare in battaglia, l’ultimo a lasciare il terreno a scontro concluso.

A queste eccezionali virtù corrispondevano tuttavia notevoli difetti: innanzitutto la sua crudeltà disumana, e poi la slealtà, superiore persino a quella dei suoi compatrioti: non conosceva infatti che cosa fossero il vero e il sacro, non aveva alcun timor di dio, nessun rispetto per i giuramenti, nessuno scrupolo.