La morte di Orlando nella gola di Roncisvalle è l’episodio centrale della Chanson de Roland (Canzone di Orlando), il più antico e famoso dei poemi epici francesi scritto nella seconda metà dell’XI secolo. L’episodio si ispira alla storica battaglia di Roncisvalle del 778, ma il poema epico (composto secoli dopo) rielabora l’evento, trasformando i Baschi, che storicamente attaccarono la retroguardia franca, in Saraceni, per inserire la vicenda in un contesto di guerra santa, elevando Orlando a martire cristiano e celebrare il sacrificio per la fede, un tema centrale nell’epica medievale e nelle crociate.
La morte di Orlando riassunto
Durante la battaglia di Roncisvalle, la retroguardia dell’esercito di Carlo Magno, guidata da Orlando, viene attaccata a tradimento dai Saraceni (a causa del tradimento di Gano). Orlando combatte eroicamente assieme ai suoi compagni, tra cui Oliviero e l’arcivescovo Turpino, ma uno dopo l’altro cadono tutti.
Di fronte alla disfatta e alla morte vicina, Orlando suona il suo corno di guerra Olifante per chiamare in aiuto Carlo Magno, ma lo fa così forte da farsi uscire il cervello dalle orecchie. Ormai è solo e gravemente ferito.
Il momento è di grande tragicità. L’eroe dapprima perde la vista, i sensi cominciano a venir meno, capisce che la morte incombe. Spossato, si rivolge alla sua spada Durlindana, che nel suo manico contiene reliquie di santi (un dente di san Pietro, il sangue di san Basilio, alcuni capelli di san Dionigi e un lembo della veste di Maria): non vuole che cada in mano a un uomo ignobile o a un infedele. Sempre rivolgendosi a lei, rammenta le imprese che insieme hanno compiuto, le terre conquistate, le battaglie per re Carlo e per la dolce Francia. Tenta più volte di infrangerla contro la roccia, ma la spada rimbalza verso l’alto e non si spezza.
Mancando progressivamente le forze, Orlando si spinge con grande fatica fino alla sommità di una collina, si distende sotto un pino, copre la spada e il corno con il suo corpo e volge lo sguardo verso il nemico («verso la Spagna ha rivolto il viso»), per dimostrare anche in quel momento di essere un guerriero impavido che guarda verso il nemico.
Confessa a Dio i suoi peccati e si affida al suo giudizio, confortato dalla speranza che vi possa essere dopo la morte un premio consolatore ed eterno. Poi offre a Dio il guanto destro in segno di sottomissione, come un vassallo fa con il suo signore, che ha servito con fede e lealtà per tutta la vita.
Dio accetta il suo gesto e le sue preghiere; il suo guanto è raccolto dall’arcangelo Gabriele e la sua anima è quindi salva. Gli arcangeli Gabriele e Michele la portano direttamente in Paradiso.
La morte di Orlando spiegazione
Fedele vassallo e perfetto cristiano
Orlando è rappresentato nel duplice aspetto sia di valoroso e fedele paladino del re Carlo Magno, sia di perfetto cristiano. Orlando muore come eroe, dopo aver combattuto fino all’ultimo per difendere l’onore del re e della fede cristiana.
L’orgoglio di Orlando
Durante la battaglia di Roncisvalle, Orlando rifiuta inizialmente di suonare l’olifante per chiedere aiuto, perché considera la richiesta di soccorso un segno di debolezza e di disonore. Questa scelta mostra il suo orgoglio cavalleresco, che però contribuisce alla sconfitta della retroguardia. Quando finalmente suona l’olifante, è ormai troppo tardi: lo sforzo è così grande che si provoca una ferita mortale alle tempie.
Durlindana, arma invincibile e sacra
Rimasto solo e ferito, Orlando prova un’angoscia profonda all’idea che la sua spada Durlindana, che ha servito così fedelmente e che contiene preziose reliquie, possa cadere in mano ai nemici; cerca allora di distruggerla, ma la spada rimane intatta. Il fallimento di questo gesto sottolinea il carattere sacro e invincibile dell’arma, simbolo della missione divina dell’eroe.
Il significato della morte di Orlando
Orlando si prepara consapevolmente alla morte: si stende sotto un pino, (un albero imponente, simbolo dello slancio divino) e si rivolge verso la Spagna per indicare che muore da vincitore e non da sconfitto. Non si tratta quindi di un atto di resa, ma al contrario di un ultimo atto di sfida e di rivendicazione solenne.
Prima di morire Orlando compie gesti tipicamente da cristiani: confessa i suoi peccati e offre il guanto destro a Dio in segno di obbedienza e fedeltà. Il guanto, infatti, era un elemento importantissimo nella cerimonia dell’investitura cavalleresca, simbolo di nobiltà e del legame che si istituiva tra il signore e il suo servo fedele.
La discesa degli angeli che lo accompagnano in Paradiso conferma che la sua morte non è una sconfitta, ma un martirio eroico. La morte di Orlando assume un valore simbolico: unisce epica e religione, esaltando il sacrificio per l’onore, la fedeltà feudale e la fede cristiana.

