I Trattati di pace all’indomani della Prima guerra mondiale furono firmati tra il 1919 e il 1920, nell’ambito della Conferenza di Pace di Parigi (1919-1920), e negoziati dai rappresentanti delle quattro potenze vincitrici: il presidente del consiglio Georges Clemenceau per la Francia; il primo ministro David Lloyd George per la Gran Bretagna; il presidente Woodrow Wilson per gli Stati Uniti; il presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando per l’Italia.
I delegati degli Stati vinti furono convocati a cose fatte, solo per la firma finale: ai paesi vinti le condizioni di pace vennero imposte senza possibilità di discussione.
Gli accordi sancirono la scomparsa dei quattro imperi centrali (Impero austro-ungarico, Impero tedesco, Impero russo e Impero turco) e la nascita di 26 nazioni nuove: in particolare, nell’Europa centro-orientale nascono Cecoslovacchia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia; nei Balcani, invece, le diverse popolazioni presenti vengono riunite sotto la Jugoslavia.
Il criterio alla base della nascita dei nuovi Stati, nonché dei vari spostamenti di frontiere, avrebbe dovuto essere il principio di autodeterminazione, cioè il diritto di un popolo a decidere liberamente il proprio assetto politico, economico e sociale, promosso dai 14 punti del Presidente americano Wilson, che avrebbe dovuto garantire all’Europa una lunga pace duratura. La «pace democratica» cercata da Wilson incontrò invece la diffidenza degli altri Paesi vincitori che non vollero rinunciare alle loro ambizioni territoriali.
Trattati di pace Prima guerra mondiale
La pace fu siglata tramite cinque trattati distinti: Trattato di Versailles con la Germania, Trattato di Saint-Germain con l’Austria, Trattato del Trianon con l’Ungheria, Trattato di Neuilly con la Bulgaria, Trattato di Sèvres con l’Impero ottomano.
Il primo trattato di pace ad essere firmato, il 28 giugno 1919, fu quello con la Germania, noto come Trattato di Versailles.
Il trattato di pace con la Germania – Trattato di Versailles
Il Trattato di Versailles impose alla Germania condizioni pesantissime. Questi i punti:
- la Germania restituì alla Francia l’Alsazia e la Lorena, conquistate nel 1870;
- perse tutte le sue colonie in Africa e in Asia;
- dovette consegnare la flotta; ridurre drasticamente l’esercito; rinunciare a qualsiasi tipo di armamento pesante (cannoni, carri armati ecc.);
- le fu imposta l’occupazione militare francese della riva sinistra del Reno per 15 anni per consentire alla Francia di sfruttare le miniere di carbone della regione della Ruhr;
- fu obbligata a cedere alla Polonia la zona intorno alla città di Danzica, in Prussia; si creò il cosiddetto “Corridoio di Danzica”, che isolò la Prussia orientale dal resto della nazione tedesca.
Furono condizioni durissime, che portarono la Germania al collasso economico e generarono nella popolazione un sentimento di rabbia e umiliazione che avrebbe avuto una parte importante nel futuro successo del nazismo.
Il trattato di pace con l’Austria – Trattato di Saint-Germain
Con l’Austria, il 10 settembre 1919, fu stretto il Trattato di Saint-Germain, che sancì la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico. Con il Trattato di Saint-Germain, l’Austria:
- cedette all’Italia Trento, Trieste e il Sud-Tirolo;
- perse il suo terzo di Polonia, la Cecoslovacchia, l’Ungheria, le terre slave;
- le fu vietata un’eventuale fusione con la Germania (cosa che invece avvenne, l’Anschluss, e fu tra le cause della seconda guerra mondiale).
Il trattato di pace con l’Ungheria – Trattato del Trianon
Il 4 giugno 1920 con l’Ungheria fu sottoscritto il Trattato del Trianon. L’Ungheria (repubblica dal novembre 1918) passava da 20 a 8 milioni di abitanti perdendo territori a vantaggio di Cecoslovacchia, Iugoslavia e Romania.
Il trattato di pace con la Bulgaria – Trattato di Neuilly
Il 27 novembre 1919 fu la volta della Bulgaria, che con il Trattato di Neuilly fu notevolmente ridimensionata. Dovette infatti cedere la Tracia alla Grecia, delle aree di confine ai serbi, la Dobrugia alla Romania, perdendo i territori conquistati nelle guerre balcaniche del 1912-1913; fu costretta a pagare una forte indennità; a ridurre esercito e polizia.
Il trattato di pace con la Turchia – Trattato di Sèvres
Il 10 agosto 1920 la Turchia sottoscrisse il Trattato di Sèvres: l’Impero ottomano fu dissolto; i domini della Turchia furono limitati a Istanbul e al territorio circostante. Perse inoltre le regioni mediorientali (Siria, Palestina, Arabia ed Egitto); riconobbe l’indipendenza dell’Armenia.
Il trattato di pace fu accettato dal sultano Maometto VI e dal governo in carica, ma non venne riconosciuto dal leader nazionalista turco Mustafa Kemal Atatürk. Egli, infatti, al termine della guerra di liberazione turca (1920-1922) ottenne la revisione delle condizioni imposte alla Turchia con il Trattato di Losanna (24 luglio 1923).
Cosa ottenne l’Italia dalla Conferenza di Pace del 1919?
L’Italia partecipò alla Conferenza di pace di Parigi come una delle potenze vincitrici principali della Prima guerra mondiale, insieme a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Tuttavia, ebbe un peso politico minore rispetto alle altre tre potenze e ottenne solo parzialmente i territori promessi dal Patto di Londra (1915).
L’Italia, infatti, si vide assegnare: il Trentino, l’Alto Adige (fino al confine del Brennero), Istria e Trieste, ma non la Dalmazia (come era stato promesso dal Patto di Londra) e neanche la città di Fiume, che, essendo a maggioranza italiana, aveva dichiarato la sua volontà di essere annessa al Regno d’Italia.
Per protesta, la delegazione italiana abbandonò i colloqui e, quando vi tornò, Francia e Inghilterra si erano già spartite le ex colonie tedesche.
L’insoddisfazione per i risultati diplomatici causò forte malcontento, alimentando il mito della “vittoria mutilata” e il conseguente fascismo, che prometteva di riscattare tale umiliazione.
Per quanto riguarda la Russia…
Quanto alla Russia, gli Stati vincitori non solo non riconobbero la Repubblica socialista costituitasi a seguito della Rivoluzione del 1917 e della conseguente caduta dell’Impero russo, ma cercarono in ogni modo di abbatterla aiutando i gruppi controrivoluzionari.
Furono invece riconosciute e protette, proprio in funzione antisovietica, le nuove repubbliche indipendenti che si erano formate nei territori baltici persi dalla Russia: la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia e la Lituania.
La nuova Russia si trovò così circondata da una cintura di Stati-cuscinetto – le quattro repubbliche baltiche, la Polonia e la Romania – che le erano tutti fortemente ostili. Si trattava di un vero e proprio cordone sanitario, come allora fu definito, che aveva la funzione di bloccare ogni eventuale spinta espansiva della Repubblica socialista e, con essa, ogni possibile contagio rivoluzionario.

