Malcolm X e la lotta per i diritti dell'uomo
Malcolm X e la lotta per i diritti dell'uomo

Malcolm X, nato Malcolm Little il 19 maggio 1925, era figlio di un predicatore assassinato dal Ku Klux Klan. Risiedeva nel quartiere di Harlem a New York, quando, a soli 20 anni è arrestato per attività illegali e sconta sette anni di carcere.

In questo periodo Malcolm X aderisce al Black Muslims. Questo movimento riteneva che i neri dovessero convertirsi all’Islam perché gran parte degli schiavi africani erano musulmani; auspicava la creazione di una nazione nera separata all’interno degli Stati Uniti; considerava “esseri suburbani” i non-neri e incoraggiava l’uso della violenza per affermare i diritti della gente di colore.

Una volta uscito dal carcere, Malcolm X abbandona il cognome che i suoi antenati avevano ricevuto dai padroni bianchi (gli schiavi assumevano il cognome dei loro padroni) per sostituirlo con una X.

Grazie al suo carisma e al talento d’oratore, Malcolm X diventa ben presto il portavoce del movimento, apre numerosi templi e fa moltissimi proseliti. Tra questi c’è il famoso pugile Cassius Clay, che cambia il nome in Muhammad Alì.

Dopo essere ritornato da un viaggio nei luoghi sacri dell’Islam, abbandona i Black Muslims, con i quali ha avuto una serie di contrasti, e rinnega il loro razzismo.
Fonda poi l’Organizzazione per l’Unità Afroamericana, promotrice della solidarietà e della fratellanza fra i popoli e del panafricanismo: diventa così una figura di fama internazionale nella lotta per i diritti dell’uomo.

Già sfuggito a un attentato dinamitardo, il 21 febbraio 1965 è ucciso a soli 39 anni da tre membri del Black Muslims, mentre teneva un discorso.