Pessimismo leopardiano: individuale, storico, cosmico

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Pessimismo leopardiano

Pessimismo leopardiano: individuale, storico e cosmico. Il pessimismo caratterizza tutta l’opera di Leopardi.

Il pessimismo di Leopardi assume nel tempo connotazioni diverse. In particolare distinguiamo tre grandi fasi: una fase di pessimismo individuale, una fase di pessimismo storico, infine quello cosmico.

Pessimismo individuale di Leopardi

Nell’opera poetica di Giacomo Leopardi emerge la sua pessimistica concezione della vita, dominata dal dolore e dall’infelicità. La gioia è solo momentanea, è cessazione del dolore e al di là del dolore c’è la «noia» che spegne nel cuore il desiderio di vivere.

Al centro del pensiero di Leopardi c’è l’uomo e il suo rapporto con la Natura. Gli interrogativi ai quali cercò sempre risposta sono: qual è il significato della vita? Perché la Natura ci condanna al dolore e alla morte? Può l’uomo conoscere il piacere e la felicità?

Secondo il pensiero di Leopardi la causa dell’infelicità umana è la Natura.

La Natura in un primo momento è vista come «buona e benigna», perché aveva creato l’uomo capace di illudersi, e dunque destinato a una forma di felicità (anche se illusoria).

Ma poi, corrotta e dissipata dagli uomini col progresso della ragione e della scienza, è divenuta «matrigna» malvagia e feroce, in quanto suscita nell’uomo speranze e illusioni che poi delude sempre, o indifferente (ad esempio nel Dialogo della Natura e di Islandese la Natura, rappresentata come un mostro immenso, all’interlocultore, che la investe con violente accuse, dichiara la sua assoluta indifferenza per la sorte degli uomini).

Pessimismo storico di Leopardi

La felicità nasce dunque dal desiderio di felicità che è in ciascuno di noi e dall’impossibilità di conseguirla. E così il pessimismo leopardiano da individuale diventa storico, nel senso che tutti gli uomini sono soggetti alla stessa legge di inganno da parte della Natura.

Il pessimismo cosmico

Infine, il pessimismo leopardiano evolve nel cosiddetto pessimismo cosmico: la Natura rende infelici non solo gli uomini ma tutti gli esseri del creato.

Al titanismo giovanile subentra quindi un atteggiamento distaccato e ironico di rassegnazione.

Leopardi, tuttavia, al termine della vita, pur continuando a escludere la felicità, ne La ginestra o fiore del deserto, prospetta una titanica lotta dell’umanità intera, stretta in una solidale unità, contro la Natura nemica e persecutrice degli uomini.

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