Piccarda Donati è una delle donne protagoniste del canto III del Paradiso di Dante, assieme a Beatrice guida di Dante e a Costanza d’Altavilla. Fattasi suora, Piccarda venne fatta rapire da sua fratello Corso per darla in moglie a Rossellino della Tosa, suo violento seguace nella fazione dei Guelfi Neri.

Chi è Piccarda Donati?

Piccarda Donati è stata una nobildonna fiorentina, vissuta nel XIII secolo. Dante ebbe modo di conoscerla quando era ancora in vita, come si desume dai versi 61-63 del terzo canto del Paradiso.

Era figlia di Simone Donati e sorella di Corso, capo dei Guelfi Neri fiorentini, e di Forese, amico di Dante e poeta, protagonista del canto XXIV del Purgatorio. Era inoltre cugina di Gemma Donati, moglie di Dante.

Della vita di Piccarda si sa solo che, fattasi suora nel convento delle Clarisse di Monticelli nei dintorni di Firenze, fu rapita dal chiostro per volere del fratello Corso, che la diede in moglie a Rossellino della Tosa, Guelfo Nero, per sancire con lui un’alleanza politica. L’episodio risale probabilmente agli anni tra il 1283 e il 1293.

Nulla si conosce delle vicende successive di Piccarda, che pare però non sia sopravvissuta a lungo alla violenza subita, morendo di malattia: per alcuni fu la lebbra, per altri la peste.

Piccarda Donati nella Divina Commedia

È la prima beata che Dante incontra nel Paradiso, precisamente nel primo dei nove cieli del Paradiso, il Cielo della Luna. Qui Dante incontra le anime di coloro che non hanno portato a compimento i loro voti (Paradiso III, verso 30), perché sopraffatte dall’altrui violenza. Queste anime sono simili a immagini evanescenti come se fossero riflesse nell’acqua.

Cosa chiede Dante a Piccarda?

Dante chiede a Piccarda se lei stessa e gli altri spiriti non abbiano desiderio di trovarsi in un cielo più elevato per contemplare ed amare meglio Dio. Piccarda spiega a Dante che la beatitudine celeste consiste nell’aderire totalmente alla volontà di Dio e questo fa sì che le anime desiderino solo quello che hanno e non aspirano ad altro.

Cosa è successo a Piccarda?

Piccarda rievoca la sua vicenda umana per spiegare quale voto non ha portato a termine e per farlo indica a Dante due diverse donne, che costituiscono due diversi esempi di devozione religiosa. La prima è santa Chiara d’Assisi, la fondatrice delle Clarisse, alla cui regola Piccarda si era votata, mentre la seconda è l’imperatrice Costanza d’Altavilla, moglie di Enrico VI di Svevia e madre di Federico II di Svevia, anche lei costretta ad abbandonare i voti per tornare alla vita mondana e che ora si trova con lei nel Cielo della Luna. Infine Piccarda si dilegua cantando l’Ave Maria.

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