eneide libro 7 riassunto
Pietro da Cortona, Enea sbarca alle foci del Tevere, 1651-1654. Roma, Palazzo Pamphili

Eneide libro 7: riassunto, personaggi, luoghi. Enea e i Troiani arrivano nel Lazio, il re Latino promette a Enea la mano di sua figlia Lavinia, Giunone evoca la Furia Aletto e apre le porte del tempio di Giano: è l’inizio della guerra.

Enea dà sepoltura alla sua nutrice Caieta, nel luogo che in seguito avrebbe preso il nome da lei (Gaeta). Riprende la navigazione, passa lungo il Circeo – dal quale provengono melodiosi canti di donna, ruggiti, ululati e versi di fiere – e arriva alle foci del Tevere. Enea fa risalire la flotta all’interno del fiume.

Sul Lazio a quei tempi regnava il re Latino. Il giovane Turno, figlio del re dei Rutuli, aspirava alla mano di sua figlia Lavinia ed era favorito dalla regina Amata. Alcuni oracoli però prevedevano per la fanciulla uno sposo straniero.

I Troiani sbarcano sulle rive del fiume e mangiano, disponendo le pietanze sulle mense panicee (focacce dure su cui si usava porre i cibi): affamati, mangiano pure queste, e si accorgono con sollievo che la profezia dell’Arpia Celeno (leggi Eneide libro 3 riassunto) si è compiuta nel modo più indolore.

La mattina seguente Enea si affretta a mandare un’ambasciata al re Latino. Il re offre ospitalità agli stranieri, ricordando che anche Dardano era vissuto in Italia. Di fronte ai doni inviati da Enea, il re ricorda le profezie e promette all’eroe troiano la mano di Lavinia.

Giunone si adira per la buona sorte dei Troiani. Pur rassegnata al fatto che si uniscano in una nuova discendenza con i Latini, decide tuttavia di provocare la guerra tra Latini, Italici e Troiani in modo da procastinare il più a lungo possibile l’unione tra i due popoli. A questo scopo fa emergere dagli Inferi Aletto, una delle tre Furie (le Erinni dei Greci) nate da Acheronte e dalla Notte.

La Furia Aletto provoca la pazzia della regina Amata e poi instilla l’odio nel cuore di Turno: i giovani rutuli accorrono all’invito in battaglia del loro principe.

La Furia passa poi nel campo troiano, dove aizza i cani. La mattina seguente, durante una battuta di caccia, i cani braccano un giovane e bellissimo cervo, addomesticato da Silvia, figlia di Tirro, capo delle stalle del re Latino. Ascanio uccide l’animale; i figli e i servi di Tirro si armano e assalgono i cacciatori troiani. Scoppia così una mischia in cui muoiono due italici: si crea il pretesto per la guerra.

Nella città dei Latini arrivano i corpi dei morti; arriva anche Turno con i suoi. Tutti chiedono a Latino di dichiarare guerra ai Troiani, ma il re, memore dei presagi, non vuole la guerra. Allora Giunone stessa spalanca le porte del tempio di Giano, che segnala lo stato di guerra. Tutto il Lazio si arma e accorre, tra squilli di tromba.