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Busto di Giano conservato presso i Musei Vaticani

I Romani chiudevano l’anno con i Saturnali, le feste in onore del dio Saturno, e festeggiavano l’inizio del nuovo, il 1°gennaio, con le celebrazioni in onore del dio romano Giano, da cui trae origine il nome del mese di Gennaio.

Fu il calendario giuliano, ovvero il calendario promulgato da Giulio Cesare nella sua qualità di pontefice massimo nel 46 a.C., a fissare l’inizio dell’anno il 1° gennaio, mentre prima era il 1° marzo.

Il dio Giano, che non trova riscontro in altre mitologie, fu tipicamente italico e latino. Il termine Janus evoca la porta, in latino ianua, sia quella della casa privata sia quella delle vie della città.

Giano è considerato dio dell’apertura e dell’inizio, cioè del principio di ogni azione: non era infatti possibile intraprendere nessuna impresa militare, commercio o lavoro artigianale e nessuna cerimonia, pubblica o privata, senza essersi propiziati il suo favore, per poter essere condotta a termine con soddisfazione. Per questo, la prima preghiera in ogni simile occasione era sempre rivolta a Giano.

Questo dio proteggeva anche il principio della vita, ovvero il concepimento; allo stesso modo si era convinti che presiedesse alla nascita del mondo e di tutte le creature. Fu dunque definito in tal senso Janus Pater, padre di tutti gli uomini, di tutta la Natura e dell’Universo. Proprio perché divinità degli inizi, a Giano era sacro il primo mese dell’anno, Ianuarius, Gennaio, e la festa del dio cadeva appunto il primo giorno dell’anno.

A questa divinità, i sacerdoti offrivano farro e focaccia per propiziare i raccolti del nuovo anno. Quello stesso giorno i Romani usavano far visita agli amici, scambiarsi doni, fare offerte di focacce e di incenso al dio dell’inizio.

Di Giano si diceva che fosse stato il primo re del Lazio, prima ancora dell’arrivo di Saturno (il greco Crono); questi sarebbe stato ospitato proprio da Giano dopo essere stato detronizzato dal figlio Giove (il greco Zeus). Per l’ospitalità ricevuta, Giano ricevette dal dio Saturno il dono di vedere sia il passato sia il futuro, all’origine della sua rappresentazione bifronte.

Dimora del dio Giano era il colle del Gianicolo, che in latino significa appunto “luogo abitato da Giano”. Da qui il dio avrebbe regnato sui primitivi abitanti del Lazio insegnando loro l’agricoltura, i costumi del vivere civile e il rispetto della legge.

Poiché era il dio addetto alla sorveglianza della porta (sia quella della casa privata che quella delle vie della città), da cui si entra e si esce, veniva rappresentato con due volti, da cui l’appellativo di Giano bifronte: con una faccia guardava verso l’entrata e con l’altra l’uscita, l’inizio e la fine.

Il tempio a lui dedicato nel Foro Romano rimaneva aperto in occasione di imprese militari e belliche, ma sbarrato solennemente in tempo di pace. Quindi di Giano veniva esaltato anche il ruolo di custode della pace. Del tempio non ci sono resti; è rimasto solo una raffigurazione del tempio (chiuso) nel Foro su un moneta di Nerone del 66.

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Tra le numerose mogli e compagne indicate, sua moglie Giuturna (o anche Juturna o Iuturna) era la ninfa delle fonti e delle sorgenti che, amata da Giove, ne ottenne l’immortalità (Ovidio, Fasti).

A Roma, Giuturna era venerata nel Foro della città, presso il Lacus Iuturnae, vicino al Tempio di Vesta, uno specchio d’acqua cui venivano attribuite proprietà salutari, e nel tempio che le era dedicato nel Campo Marzio (oggi Largo di Torre Argentina) costruito nel 241 a.C. per volere di Gaio Lutazio Catulo per celebrare la vittoria su Cartagine nella Battaglia delle isole Egadi, conclusiva della prima guerra punica.

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La Fonte di Giuturna collocata nel Foro Romano, vicino al tempio di Vesta

 

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Tempio di Giuturna nel Campo Marzio, oggi Largo di Torre Argentina

In onore di Giuturna venivano celebrate le Iuturnalia, che avevano luogo nel mese di Gennaio ed erano seguite soprattutto da quanti si occupavano della manutenzioni delle fonti e degli acquedotti.
In quanto moglie del dio Giano, Giuturna generò Fonto (Fontus o Fons), divinità a sua volta legata al culto delle acque e venerata in Roma presso un tabernacolo eretto sul Gianicolo.

Nell’Eneide di Virgilio Giuturna viene menzionata come sorella di Turno re dei Rutuli.