La Follia di Orlando nell'Orlando Furioso
Orlando impazzito per amore, dipinto da Giovanni Boulanger nel 1650-52

La Follia di Orlando è il famosissimo episodio che dà il titolo all’intero poema, Orlando Furioso, di Ludovico Ariosto. È collocato tra la fine del ventitreesimo canto e l’inizio del ventiquattresimo. Qui di seguito il riassunto.

La Follia di Orlando – il riassunto

Angelica, impegnata a sfuggire ai tanti cavalieri che si sono invaghiti di lei, si imbatte nel corpo agonizzante di un giovane. È Medoro, un semplice fante saraceno, ferito dai soldati scozzesi di Zerbino.

La giovane donna, rivelatasi fin qui fredda e sdegnosa, prova un inatteso senso di pietà e di tenerezza che la porterà a innamorarsi del soldato.

Con l’aiuto di un pastore, Angelica trasporta Medoro in una capanna, dove lo cura e lo assiste. A guarigione avvenuta, i due si sposano e decidono di restare ancora per qualche tempo nella capanna del pastore.

Il paesaggio intorno è incantevole e i due innamorati non mancano di lasciare incisi un po’ ovunque, sui tronchi e sulle rocce, i loro nomi uniti e intreccciati.

Partono quindi per il Catai, di cui Angelica è principessa e dove verrà donata a Medoro la corona di re.

Poco tempo dopo, Orlando giunge nel bosco dove si sono amati Angelica e Medoro. Qui scopre le iscrizioni tracciate dai due, ma non vuole credere a esse. Afflitto, trova riparo in una capanna lì vicino: è quella che aveva ospitato i giovani innamorati. Credendo di poterlo rinfrancare, il pastore gli narra la loro storia e, come si non bastasse, gli mostra il braccialetto donato da Angelica.

Di fronte all’evidenza, Orlando non può più illudersi. Monta in sella e cavalca urlando nella notte. Piange, sospira, soffre così tanto da giungere a dire: «Questo non posso più essere io perché Orlando è morto, ucciso da Angelica. Io sono il fantasma di me stesso che non potrà più trovare pace».

All’alba si ritrova alla grotta dove Medoro aveva inciso la sua confessione d’amore ad Angelica. A colpi di spada, Orlando sbriciola la roccia nelle acque della fonte che si intorbidano per sempre. Poi si corica sull’erba, spalanca gli occhi al cielo e resta immobile per tre giorni e tre notti senza mangiare né dormire.

Al quarto giorno si alza, si spoglia della sua armatura e con la spada sdradica tutti gli alberi sul suo cammino. Orlando è impazzito. La sua furia devastatrice si abbatte su ogni cosa. I pastori a quel fracasso lasciano il loro gregge e accorrono a vedere cosa stia accadendo.

Orlando ritroverà il senno quando Astolfo lo andrà a recuperare sulla Luna (leggi Astolfo sulla Luna- Orlando Furioso, riassunto).