Ludovico Ariosto
Presunto ritratto di Ludovico Ariosto eseguito da Tiziano, Indianapolis Museum of Art

Vita e opere di Ludovico Ariosto. Assieme a Torquato Tasso, Francesco Guicciardini e Niccolò Machiavelli, è tra i grandi autori del Rinascimento italiano.

Ludovico Ariosto: i primi anni

Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia l’8 settembre 1474. Il padre Niccolò è al servizio degli Estensi e comanda la guarnigione cittadina; la madre è la nobildonna reggiana Daria Malaguzzi Valeri.
Per volere del padre, studia per cinque anni legge, ma poi si dedica alle lettere, per le quali sente una forte inclinazione.

Il servizio presso gli Estensi

Alla morte del padre, nel 1500, è costretto a interrompere gli studi letterari e a  trovare un’occupazione presso la corte degli Estensi per provvedere al mantenimento dei suoi nove fratelli. Di questo ci parla lo stesso Ludovico Ariosto nella sua sesta Satira, indirizzata a Pietro Bembo, perché gli procuri un precettore per suo figlio Virginio. In essa dalla richiesta passa a una rievocazione della sua giovinezza e delle avversità che gli fecero troncare gli studi.

Dal 1501 al 1503 è capitano della rocca di Canossa.

Nel 1503, per far fronte alle esigenze familiari (dare una dote alle sorelle e una professione ai fratelli e mettere ordine al dissestato bilancio degli Ariosto) entra al servizio (e vi resta fino al 1517) del cardinale Ippolito d’Este; prende gli ordini minori per ottenere alcuni benefici ecclesiastici; nascita del primo figlio naturale, Giambattista (il secondo figlio naturale, Virginio, nascerà nel 1509).

L’attività letteraria: le commedie, le Satire, l’Orlando Furioso

Tra il 1508 e il 1509 vengono rappresentate le prime commedie: Cassaria (rappresentata per il Carnevale del 1508) e I Suppositi. Si tratta di due commedie in prosa. La prima rappresenta il recupero, grazie al pagamento di un riscatto da parte dei fidanzati, di due giovani rapite e tenute come schiave da un ruffiano. Già il titolo (la “cassa” alla quale si allude è quella in cui è contenuto il riscatto) mostra la fedeltà al modello latino, soprattutto plautino: vi è un continuo vorticare dei personaggi, con scambi animati di battute e rovesciamenti frequenti di situazioni e di atteggiamenti. Analoga la struttura dei Supposti, che narra una serie rocambolesca di scambi di persona, avendo come significativo sfondo proprio la città di Ferrara.

Nel 1515 l’amata Alessandra Benucci, con la quale ha una relazione da circa due anni, resta vedova; i due non possono né sposarsi né convivere per non perdere i rispettivi benefici: lo faranno egualmente di nascosto intorno al 1528.

Il 22 aprile 1516 esce a Ferrara la prima edizione (in quaranta canti) dell’Orlando Furioso.

Nel 1517 Ludovico Ariosto essendosi rifiutato di seguire in Ungheria il cardinale Ippolito d’Este, nominato vescovo di Buda, rompe i rapporti con lui e ha con il suo signore uno scontro piuttosto vivace. Compone la prima delle sette Satire indirizzata al fratello Alessandro, che invece parte col cardinale, e a Ludovico di Bagno, segretario di Ippolito. In essa tende ad esporre le ragioni del suo rifiuto. Il punto chiave del discorso è costituito dall’amarezza del poeta di non vedere riconosciuta la sua arte e di vedersi apprezzato invece per le mansioni svolte in incarichi meschini (vv. 91-108). Di qui la contrapposizione irrimediabile tra lui e il cardinale, di qui la polemica contro i valori fittizi della vita di corte (cfr. vv. 160-89), di qui soprattutto la difesa della propria dignità e la scelta della libertà (cfr. vv. 239-65).

Tuttavia, liberatosi della tirannia del cardinale, Ludovico Ariosto deve, per necessità, sottoporsi a quella del duca Alfonso, fratello d’Ippolito, all’inizio meno dura perché non lo costringe a faticosi viaggi e a lunghe assenze, ma col passare degli anni peggiora perché lo obbliga a risiedere per tre anni, dal 1522 al 1525, in Garfagnana, terra inospitale e piena di briganti, in qualità di governatore.

Tra il 1525 e il 1531 Ludovico Ariosto è di nuovo a Ferrara, si dedica alla revisione del poema l’Orlando Furioso e alla rappresentazione delle proprie commedie: Lena e Il Negromante.

La Lena è forse la commedia più riuscita di Ariosto: sullo sfondo di Ferrara, ancora una volta al centro della scena, si muove il personaggio di Lena, una ruffiana non più giovane, animata da un cinico disprezzo per i valori positivi, e interessata solo all’aspetto crudemente materiale ed economico della vita. Attorno a lei si svolge l’azione della commedia: Lena è sposata e ha un amante, Fazio; la donna consente per denaro al giovane Flavio di vedere Lavinia, la figlia di Fazio. L’arrivo di Fazio durante l’incontro tra i due giovani fa precipitare la situazione; ma questa infine si risolve con le nozze dei  due giovani. Il cinico comportamento di Lena diviene l’involontario mezzo del quale il destino si serve per realizzare il lieto fine, non  senza qualche analogia con il modello del Decameron di Boccaccio.

Il Negromante racconta dei faticosi tentativi compiuti da un giovane per conquistare l’amata, sullo sfondo di una complicata vicenda che coinvolge anche un’altra coppia di amanti e, soprattutto, la figura centrale di un imbroglione, il mago Iachelino, che finge di possedere arti magiche capaci di risolvere tutte le situazioni.

Incompiuta è rimasta una terza commedia, I studenti.

Gli ultimi anni

Nel 1532 (ottobre) esce la terza edizione dell’Orlando Furioso, in quarantasei canti, destinata a divenire quella definitiva nonostante l’intenzione dell’autore di apportare ulteriori correzioni. In novembre accompagna il duca Alfonso a Mantova a incontrare l’imperatore Carlo V. Al ritorno si ammala di enterite.

Il 6 luglio 1533 muore a Ferrara, dopo alcuni mesi di malattia.