Home » Riassunti » Storia » Protocolli dei Savi di Sion: origini e storia del falso documento antisemita

Protocolli dei Savi di Sion: origini e storia del falso documento antisemita

I Protocolli dei Savi di Sion è un falso documentale dei primi anni del Novecento prodotto dalla polizia segreta russa e pubblicato in forma di documento segreto, per giustificare i pogrom e le persecuzioni contro gli ebrei commessi in Russia. Descrive un ipotetico piano per la conquista del potere mondiale da parte degli ebrei.

Come sottotitolo in alcune edizioni si trova Il pericolo ebraico; in altre Programma ebraico di conquista mondiale. La versione più nota è quella di Sergei Nilus pubblicata nel 1905 in Russia.

Protocolli dei Savi di Sion – origini e storia

Il contenuto

Secondo quanto diceva nel 1905 il curatore Sergei Nilus, nel 1901 era venuto in suo possesso, grazie a un amico personale già morto nel 1905, un manoscritto che conteneva la fedele traduzione di alcuni documenti originali dell’Internazionale ebraica. L’amico, a sua volta, aveva avuto i documenti da una donna, che li aveva rubati in Francia al termine di un’assemblea segreta di ebrei (ma nel 1909 e nel 1917, in seguito a due ristampe dell’opera, Nilus dirà di aver ricevuto il manoscritto da altre persone, smentendosi per ben due volte).

Il manoscritto pubblicato da Nilus conteneva un rapporto, diviso in sezioni, che un potente personaggio ebraico aveva fatto di fronte a un’assemblea di anziani ebrei (nel 1917 Nilus preciserà che l’assemblea era in realtà il primo congresso sionista tenutosi a Basilea nel 1897, e che il potente personaggio ebraico era Theodor Herzl, il fondatore del sionismo). Il rapporto aveva lo scopo di fare il punto della situazione sull’andamento del complotto giudaico per la conquista del mondo. In particolare, dal testo dei protocolli emergeva che da molti secoli esisteva una sorta di Internazionale ebraica caratterizzata da un odio eterno verso i cristiani, il cui unico scopo era l’instaurazione del dominio giudaico sul mondo intero. Tale dominio spettava di diritto agli ebrei, in quanto razza superiore.

Come si spiegava nella prima parte dei Protocolli, questo obiettivo doveva essere perseguito tramite la distruzione degli stati nazionali cristiani, nei quali sarebbero stati infiltrate idee atte a destabilizzali, tra esse: il socialismo, il comunismo e il liberismo. Molti ebrei si erano già introdotti nei diversi stati, assumendo anche posti di rilievo e di comando (banchieri, intellettuali, politici, artisti, giornalisti) e creando organizzazioni come il bolscevismo e la massoneria.

Nella seconda parte dei Protocolli, invece, si spiegava in quale modo gli ebrei, una volta preso il potere, avrebbero potuto mantenerlo per sempre: tramite uno stato socialista, dispotico e crudele, restrittivo di molte libertà, nel quale la cultura sarebbe stata rigidamente controllata, e le masse educate secondo le direttive dei capi.

La diffusione

Negli anni immediatamente seguenti il libello non incontrò grande fortuna, ma cominciò a diventare piuttosto noto in Russia, dopo la rivoluzione russa, quando tra il 1918 e il 1920 costituì una delle letture preferite delle guardie bianche che tentavano di combattere i comunisti giunti ormai al potere (nei Protocolli, infatti, il comunismo era additato come uno strumento del complotto giudaico anticristiano).

Grazie agli emigrati russi, il libello fu diffuso in Europa occidentale e negli Stati Uniti e quindi tradotto in molte lingue, conoscendo un momento di grande popolarità. La consacrazione internazionale avvenne probabilmente nel 1920, quando in Inghilterra l’autorevole Times, a seguito della traduzione in inglese del libello, pubblicò un articolo nel quale ci si riferiva ai Protocolli in tono problematico e allarmistico, accettandone implicitamente l’autenticità.

Il plagio

Ma proprio questa estrema popolarità attirò sul libello l’attenzione di critici; e nello stesso anno 1920 il giornalista inglese Philip P. Graves (corrispondente da Costantinopoli del Times, che così operava una sorta di ritrattazione) dimostrò che i Protocolli erano un clamoroso falso.

Mathieu Golovinski, l’autore del plagio, e le prove del plagio

I Protocolli di Sion erano in realtà il plagio di un libro – per niente antisemita – dal titolo Dialogo all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu, scritto dall’avvocato francese Maurice Joly nel 1864. L’autore attaccava le ambizioni politiche di Napoleone III mettendo in scena un immaginario dialogo all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu.

A realizzare il plagio, tra il 1900 e il 1901, fu Mathieu Golovinski, un nobile russo esiliato a Parigi. L’autore stese quel libro su commissione del capo della polizia segreta russa, come propaganda destinata a giustificare la politica antiebraica del suo Paese, impegnata a scaricare sugli ebrei il malcontento popolare.

I Protocolli di Sion e l’antisemitismo

Ma, nonostante la chiara e inoppugnabile denuncia della non autenticità e non attendibilità dei Protocolli, l’idea del complotto giudaico continuò a diffondersi e a essere creduta da tutti coloro che cercavano una giustificazione storica al loro odio razziale. Tutto ciò finì per favorire l’antisemitismo e per obbligare molti ebrei, soprattutto dell’Europa orientale, a emigrare per sfuggire ai pogrom (cioè saccheggi e massacri, approvati dalla polizia) e all’ostilità della gente. Alcuni andarono in Palestina, altri in America. Negli anni Trenta furono usati in Germania dalla propaganda nazista per giustificare la persecuzione ebraica, diventando una lettura obbligatoria per gli studenti tedeschi. In seguito, lo diventò anche nell’Italia del fascismo, in appoggio alla campagna antisemita.

I Protocolli dei Savi di Sion, oggi

I Protocolli dei Savi di Sion, nonostante sia stato ampiamente dimostrato che si tratta di un grande falso storico fin dal 1921, continuano a essere ristampati in numerose lingue e hanno ancora oggi dei sostenitori, in particolare nel mondo arabo e musulmano, che fanno leva su questo pamphlet per dimostrare la tesi del complotto ebraico internazionale per il dominio del mondo.

Ultimi articoli

Giochi

Sullo stesso tema