Taurocatapsia, 1500 a.C. circa, pittura parietale, da Cnosso.
Taurocatapsia, 1500 a.C. circa, pittura parietale, da Cnosso. Oggi: Iraklion (Creta), Museo Archeologico.

La Taurocatapsia o Salto del Toro decorava le pareti del Palazzo di Cnosso, a Creta (XVI sec. a.C.).

L’affresco rappresenta una scena rituale di gioco con toro: ragazzi e ragazze venivano addestrati per compiere pericolosi esercizi durante le feste sacre. I partecipanti dovevano volteggiare in groppa al toro in corsa. La Taurocatapsia era, infatti, un gioco di forza, tempismo e destrezzza, di eleganza. L’atleta doveva dimostrare le doti di coraggio, coordinamento e vigore che lo portavano a vincere la forza e la violenza del bruto. Il significato risiede dunque nella supremazia dell’intelligenza umana sulla forza dell’animale.

Nell’affresco “Taurocatapsia” due giovani donne (individuate convenzionalmente, in tutto il mondo antico, dalla pelle chiara) ed un uomo (individuato dalla pelle bruna) sintetizzano le tre fasi dell’esercizio: le prime sono raffigurate in piedi, l’una (a sinistra) mentre si prepara al salto, aggrappandosi alle lunghe corna dell’animale per avere la spinta verso l’alto che permetterrà il volteggio; l’altra (a destra) con le braccia distese di chi lo ha appena compiuto (le punte dei piedi non sono ancora posate sul suolo); l’uomo, invece, volteggia ancora sulla groppa dell’animale.

La figura del toro ricorre frequentemente nelle opere cretesi: essa è infatti legata al mito più celebre della cultura cretese, il mito del Minotauro.

Nell’opera “Taurocatapsia” Il toro è rappresentato in forme stilizzate, lanciato in una corsa fluida. La sua forma si staglia nitida, sia per il contrasto cromatico con lo sfondo sia per la purezza delle linee. Il dinamismo della corsa è accentuato dallo sviluppo fortemente orizzontale della massiccia figura. A questa si contrappongono le slanciate figure verticali delle fanciulle. Non è reso il senso del volume, anche perché le figure sono prive di chiaroscuro, colorate a tinte piatte.

Sul muro è stato probabilmente steso uno strato superficiale di calce purissima mischiata a gesso per dare lucentezza. Sull’intonaco fresco è stato poi steso il colore di fondo, ripassato più volte, su cui sono stati fissati gli altri colori, forse a tempera.

Non si conosce il nome del pittore che ha realizzato l’affresco “Taurocatapsia” perché gli artisti cretesi non firmavano le proprie opere.