terme romane
Terme di Bath in Gran Bretagna (I-III secolo d.C.).

Terme romane – Nei primi secoli della Roma repubblicana lavarsi era un’abitudine poco diffusa, ma a partire dal II secolo a.C. un bagno caldo ristoratore fu una possibilità sempre più concreta per molti, tanto che le case romane non popolari (le domus) avevano vere e proprie stanze da bagno (balnea). Più o meno nella stessa epoca si cominciarono a costruire anche i primi bagni pubblici, denominati terme, finanziati da ricchi cittadini privati e, in seguito, dagli imperatori in persona: i Romani li frequentavano assiduamente sia per lavarsi sia per concedersi un po’ di relax. I vari ambienti, decorati con mosaici e abbelliti da statue e da sculture, dovevano risultare gradevoli e invitare al relax.

Eleganti terme pubbliche a Roma furono fatte costruire da Agrippa attorno al 20 a.C. Erano strutture monumentali e lussuose, immerse nel verde di parchi o giardini, che presentavano alcuni elementi comuni: lo spogliatoio o apodyterium, con nicchie ricavate nelle pareti per deporvi i vestiti, e panche in pietra addossate alle pareti; la cella frigidaria o frigidarium, stanza moderatamente riscaldata per i bagni in acqua tiepida, con panche in marmo, che servivano nel passaggio dal frigidarium al calidarium per accclimatare il corpo alla differenza di temperatura; la cella calidaria o calidarium, locale per il bagno caldo, molto confortevole e luminoso, con vasche e piscina per il nuoto; il laconicum, piccola stanza con temperatura molto elevata per il bagno di sudore, simile alla sauna.

Nelle terme c’erano anche sale per i massaggi, effettuati dagli aliptae, cioè gli “schiavi massaggiatori”, che massaggiavano e ungevano i clienti con olio profumato, mentre altri schiavi, gli alipili, depilavano le ascelle.
Inizialmente, i locali per gli uomini erano separati da quelli per le donne. L’orario di apertura andava dal mattino al tramonto. Esigenze di pudore spinsero a riservare la mattina alle donne e il pomeriggio agli uomini. Ma col tempo questa separazione tra i sessi fu sempre meno rispettata: donne e uomini si mescolavano normalmente negli stessi spazi.

Spesso completavano le terme una piscina (natatio), solitamente all’aperto, e una palestra, costituita da un vasto spazio aperto circondato da portici e da locali coperti, per le attività ginnico-sportive (gymnasium). Talvolta si potevano trovare una biblioteca, un’ampia sala per il gioco della palla (sphaeristerium) e altre sale per incontrarsi e ristorarsi, come il thermopolium, dove si servivano bevande e cibi caldi.

Importanti erano a Roma le terme di Diocleziano, le terme dell’imperatore Traiano e le terme di Caracalla e, nelle province, quelle di Leptis Magna, Efeso e Treviri.

Con la caduta dell’Impero romano, l’uso delle terme scomparve. Le città dell’Europa medievale e moderna non conobbero nulla di simile, e anche per questo le condizioni igieniche dei loro abitanti erano molto inferiori a quelle dell’epoca romana, e le epidemie più diffuse. Le terme romane, infatti, avevano anzitutto un funzione igienica. Sappiamo che le abitazioni della gente comune erano abbastanza malsane, prive di acqua corrente e di servizi igienici. Le terme erano invece spazi ampi e ariosi, puliti e pieni di luce dove l’acqua scorreva a profusione.

Le terme romane sopravvissero invece in altre aree e in altre culture: deriva infatti da esse il cosiddetto «bagno turco» (ma sarebbe più corretto chiamarlo «bagno arabo»), che divenne un elemento caratteristico del mondo islamico.