Ascolta “Storia – Zenobia, la regina di Palmira” su Spreaker.
Zenobia fu la regina del ricco regno di Palmira, nell’attuale Siria, dal 267 al 272 d.C. Sottraendosi al controllo di Roma, trasformò il suo Stato in una monarchia indipendente, ma fu infine sconfitta dall’imperatore Aureliano.
Di lei le fonti antiche sottolineano le qualità fisiche e morali: il suo carisma e l’equilibrio politico; la generosità e la capacità politica; ma anche le doti di cavallerizza, la prestanza fisica, la passione per la caccia, la capacità di bere rimanendo sobria e l’abilità nell’usare le armi. Una donna ambiziosa ed energica, dunque, di cui si esaltano anche la cultura raffinata, la conoscenza delle lingue (parlava greco, aramaico, latino) e della storia.
Chi era Zenobia: le origini
Nacque nel 240 d.C. a Palmira, l’antica Tadmor, città commerciale presso il fiume Eufrate, nell’attuale deserto della Siria, punto d’incontro fra Occidente e Oriente. Anche se le sue origini sono ignote, lei rivendicava la sua discendenza da Cleopatra e dai Tolomei.
A diciotto anni divenne la seconda moglie del principe Settimio Odenato, da cui ebbe un solo figlio, Vaballato. Odenato, fedele a Roma, fornì inizialmente aiuto militare contro i Persiani, riconquistando posizioni e portando il prestigio romano a Oriente, ma poi, sebbene riconoscesse l’autorità imperiale, prese a governare i territori orientali come un sovrano autonomo fino a proclamarsi sovrano di un regno indipendente sia dall’influenza romana sia da quella persiana.
L’ascesa di Zenobia e la ribellione contro l’Impero di Roma
Quando nel 267 Settimio Odenato fu assassinato con il figlio di prime nozze Erode, Zenobia gli successe nella conduzione del regno in nome del figlio Vaballato, ancora troppo giovane. Da subito, Zenobia sfidò l’Impero romano, stipulando accordi con i Persiani. Tutto il popolo la sostenne nella sua politica di alleanze: non più con i Romani ma con la Persia.
La regina Zenobia occupò tra il 269 e il 270 Siria, Egitto e Asia Minore con l’obiettivo di costituire uno Stato indipendente da Roma (di cui Palmira era da tempo colonia). Le terre orientali, del resto, avevano da sempre rivendicato la propria diversità culturale ed economica rispetto all’Urbe, da cui le separavano tradizioni, lingua e religione.
L’imperatore Aureliano sconfigge la regina Zenobia
In un primo tempo, l’imperatore Aureliano (270-275) tollerò l’audacia di Zenobia, finché la regina non cominciò a presentarsi in pubblico avvolta in un manto purpureo; a farsi chiamare Imperatrix Romanorum et Augusta (“Imperatrice dei Romani e Augusta”); a farsi raffigurare sulle monete. Allora l’esercito romano guidato dall’imperatore Aureliano nel 272 giunse in Siria e fece scempio delle truppe di Zenobia nella piana di Antiochia (battaglia di Immae) e sul fiume Oronte a Emesa. Poi, puntò sulla città di Palmira, che in un primo tempo venne risparmiata, ma dopo un tentativo di ribellione, mentre Aureliano tornava verso Roma, venne sottoposta a saccheggio e le mura abbattute.
Il destino di Zenobia
Quanto alla fine della regina, le fonti sono discordi. Secondo alcune, la grande ammirazione che Zenobia avrebbe provato per la sua (presunta) antenata Cleopatra, l’avrebbe spinta a emularla, commettendo il suicidio prima di cadere nelle mani dei Romani. Secondo altri, invece, la regina e suo figlio sarebbero stati catturati dall’imperatore Aureliano mentre cercavano di raggiungere i Persiani. In seguito fu portata prigioniera a Roma e fatta sfilare nel trionfo di Aureliano. Pare invece che suo figlio Vaballato perì durante il viaggio verso Roma. Risparmiata, le venne poi assegnata una rendita e, come residenza obbligata, una casa vicino la celebre Villa Adriana preso Tivoli, dove restò fino alla morte. Infine, secondo altri ancora, si sarebbe addirittura risposata con un senatore (rimasto anonimo), integrandosi in questo modo nell’aristocrazia romana.

