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Editto di Serdica dell’imperatore Galerio

L’Editto di Serdica è l’editto di tolleranza emanato il 30 aprile del 311 da Galerio, augusto per l’Oriente (305-311): è perciò conosciuto anche come editto di Galerio. Con l’editto di Serdica l’augusto d’Oriente Galerio mise fine alle persecuzioni nei confronti dei cristiani iniziate nel 303 per volere suo e di Diocleziano e che si protassero per otto anni, fino al 311. Galerio morì di cancrena pochi giorni dopo la pubblicazione dell’editto (il 5 maggio 311).

Gli editti di persecuzione contro i cristiani emanati da Diocleziano e Galerio prevedevano la distruzione delle chiese; esigevano che i libri sacri fossero consegnati ed arsi; proibivano i riti cristiani; ordinavano l’immediata cattura ed uccisione dei cristiani qualora si fossero rifiutati di sacrificare alla statua dell’imperatore e agli idoli nazionali romani.

Il 30 aprile 311, Galerio, pochi giorni prima di morire, emanò l’editto di Serdica o editto di Galerio. Fu il primo editto di tolleranza nei confronti dei cristiani, avendo preceduto di due anni l’editto di Milano (313), con il quale Costantino e Licinio proclamarono la libertà di culto per i cristiani e si ordinò la restituzione dei beni loro confiscati. Per ultimo, l’editto di Teodosio del 380 dichiarò il cristianesimo come l’unica religione dell’Impero.

Nell’editto di Serdica o editto di Galerio l’imperatore non ammetteva esplicitamente di avere avuto torto ad avviare la persecuzione contro i cristiani, ma si diceva spinto da motivi umanitari a far cessare un massacro che riteneva inutile, dal momento che i cristiani si erano chiaramente dimostrati disposti a morire pur di non rinnegare quella che egli continuava a ritenere una dottrina erronea.

Pertanto, nell’editto di Serdica, Galerio affermava la validità delle ragioni delle persecuzioni contro i cristiani per il loro perseverare nell’abbandono del culto tradizionale e nella violazione dell’ordine pubblico, ma imponeva la cessazione delle persecuzioni e chiedeva ai cristiani di pregare il loro Dio per lui come risposta alla “nostra generosa clemenza” (il testo è pervenuto dai cristiani Lattanzio ed Eusebio).

Il motivo del provvedimento deve essere stato anche quello di avere constatato che i cristiani, pur presenti ancora in minoranza rispetto ai pagani, erano ormai presenti in ogni strato della società, e quindi l’editto di tolleranza da parte dello Stato nei confronti del cristianesimo si rendeva necessario per l’unità dell’impero.

 

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