Divina Commedia: riassunto e analisi

Divina Commedia: composizione e datazione

Gli studiosi moderni sono concordi nell’attribuire la composizione della Divina Commedia agli anni dell’esilio; più precisamente: Dante avrebbe iniziato la composizione del poema intorno al 1304, ultimando l’Inferno intorno al 1308-9 e il Purgatorio intorno al 1312; il Paradiso sarebbe stato iniziato intorno al 1316 e completato poco prima della morte dell’autore.

Divina Commedia: smarrimento dell’opera originale e prima edizione a stampa

Il testo della Commedia, come quello delle altre opere dantesche, ci è giunto solo attraverso copie manoscritte, essendo andato smarrito l’autografo originale. Il numero di tali copie è eccezionalmente alto (circa 750 tra Trecento e Quattrocento, il che testimonia la larga e rapida diffusione del poema), ma, come è inevitabile in questi casi, esse non concordano in molti luoghi, dal momento che il testo originale si va corrompendo di copiatura in copiatura.
L’editio princeps del poema, cioè la prima edizione a stampa, si ebbe a Foligno l’11 aprile 1472. La più recente e affidabile edizione critica è quella curata da Giorgio Petrocchi (1921-1989), che è quella seguita nei testi antologizzati.

Divina Commedia: il titolo

Nell’Epistola XIII a Cangrande della Scala, cui dedica il Paradiso, Dante dice dell’opera sua: «Incomincia la Comedìa di Dante Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi. […]». Dante attribuisce quindi alla sua opera il titolo di Commedia e ne spiega anche le ragioni:

  • perché il contenuto, anche se difficoltoso all’inizio (Inferno), presenta un finale lieto, felice (Paradiso), contrariamente alla tragedia;
  • perché lo stile è «dimesso e umile» rispetto a quello «elevato e sublime» della tragedia.

Perché, allora, il capolavoro di Dante è chiamato Divina Commedia?

L’aggettivo «divina» non è dantesco; fu aggiunto da Giovanni Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante e comparve per la prima volta a Venezia, nel 1555, nella terza edizione a stampa del poema, curata dal letterato Ludovico Dolce. L’aggettivo «divina» venne poi definitivamente adottato a indicare l’eccellenza dell’opera.

Divina Commedia: la struttura

Scritta in lingua volgare, la Divina Commedia è un vasto e complesso poema in versi suddiviso in tre parti o cantiche: Inferno, Purgatorio, Paradiso, di 33 canti ciascuna. Complessivamente, però, i canti sono 100 perché se ne aggiunge uno di introduzione all’Inferno.
I versi sono endecasillabi cioè di 11 sillabe, raggruppati in terzine (strofe di tre versi) alternate a rima incatenata. Lo schema delle rime è pertanto il seguente: ABA, BCB, CDC.
È facile dedurre che la struttura della Divina Commedia è tutta costruita sul numero uno e sul numero tre, e sui multipli dell’uno e dell’altro. L’uno significa l’unità di Dio, il tre la Trinità: l’intero poema è dominato dunque dall’idea di Dio, uno e trino, principio e fine, salvezza e felicità dell’intero Universo.

Divina Commedia: il viaggio di Dante

La Commedia è il racconto fatto in prima persona da Dante autore e relativo a un viaggio – rappresentato come reale – compiuto da Dante personaggio attraverso i tre regni dell’oltretomba dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.
A trentacinque anni, nella notte del giovedì santo (7 aprile) del 1300, Dante si smarrisce in una selva oscura e selvaggia (è il simbolo del peccato). Dopo una notte angosciosa, all’alba del venerdì (8 aprile del 1300) egli vede sul limite della selva un colle illuminato dai raggi del sole; ma quando, lieto, intraprende la salita del colle, è impedito nel cammino da tre fiere, una lonza (la lussuria), un leone (la superbia), e una lupa (l’avidità), che lo spingono indietro. Mentre egli indietreggia, vede un’ombra, Virgilio (la ragione umana), che invocato da lui, lo esorta  a seguire un’altra via per scampare all’orrida selva: il viaggio si svolgerà attraverso i tre regni dell’oltretomba; egli stesso lo guiderà attraverso l’Inferno e il Purgatorio, mentre «un’anima più degna» (Beatrice, la Grazia divina) gli farà da guida nel Paradiso. Dante accetta con calore l’invito del poeta latino (autore dell’Eneide), suo «maestro». Comincia così il viaggio che Dante compie sotto la guida di Virgilio; sulla sommità del Purgatorio, nel Paradiso, appare Beatrice mentre Virgilio scompare; da questo punto Beatrice guida Dante attraverso i Cieli fino all’Empireo, sede di Dio. Sarà infine san Bernardo di Chiaravalle ad accompagnarlo alla contemplazione di Dio.

Tale viaggio è un’esperienza individuale, ma riguarda anche ogni cristiano che, come Dante, sia in cerca della salvezza. Questa doppia dimensione, individuale e collettiva, è sottolineata fin dai primi due versi, quando all’aggettivo “nostra” («Nel mezzo del cammin di nostra vita») si passa al pronome di prima persona “io” («mi ritrovai per una selva oscura»).

Nel corso dei numerosi incontri che segnano l’intero viaggio, Dante interviene con energia sui grandi temi che agitano il suo tempo, criticando aspramente la società a lui contemporanea. Al centro di questa critica stanno innanzitutto le due grandi istituzioni universalistiche, il Papato e l’Impero, entrambe corrotte e colpevoli per aver rinunciato alla propria specifica missione, rispettivamente spirituale e temporale. Tuttavia se la condanna della degenerazione presente è ferma e inappellabile, altrettanto ferma è la fiducia che Dante nutre nella funzione provvidenziale di queste due istituzioni, al di là delle colpe di chi indegnamente le rappresenta. Ad essere oggetto della condanna del poeta è poi l’intera civiltà comunale, fondata sulla logica del profitto e dominata dall’avidità di ricchezze e di potere.

Divina Commedia: poema allegorico e didascalico

La Divina Commedia è un poema allegorico; infatti la figura retorica dell’allegoria, cioè la rappresentazione simbolica di un concetto astratto per mezzo di immagini concrete, è presente nell’intera opera.
Il desiderio dell’umanità di purificarsi delle proprie colpe, di liberarsi dal male, per conquistare il bene supremo (concetto astratto) viene rappresentato attraverso un viaggio (immagine concreta), che il poeta finge di compiere nell’aldilà. L’avventura narrata da Dante è simbolicamente l’avventura vissuta da tutta l’umanità.

La Divina Commedia è un poema didascalico perché, attraverso significati simbolici, vuole darci degli insegnamenti di ordine morale, cioè aiutare gli uomini a ritrovare la strada della salvezza fuggendo il peccato e comportandosi rettamente.

Divina Commedia: plurilinguismo e pluristilismo

La lingua della Commedia è caratterizzata dal plurilinguismo e dal pluristilismo. Con il primo termine si indica la sua straordinaria varietà lessicale (Dante fa ricorso a termini attinti da tutti i dialetti italiani, nonché ad arcaismi, latinismi, provenzalismi, neologismi). Con il secondo termine si fa riferimento all’ampiezza dei registri stilistici, che vanno dal più basso e plebeo di certe zone dell’Inferno a quello più sublime del Paradiso. Ma anche all’interno di ogni singola cantica è possibile isolare momenti distinti: così, non mancano momenti lirici nell’Inferno (basti pensare al canto V di Francesca), né comici nel Paradiso (come l’invettiva di san Pietro nel canto XXVII).