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Cecco Angiolieri la vita e il Canzoniere

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Cecco Angiolieri, contemporaneo di Dante Alighieri, è il maggior rappresentante della poesia comico realistica. È noto per il suo stile di vita sregolato e inquieto, e per essere stato sempre squattrinato e arrabbiato con il mondo intero; le sue vicende emergono in buona parte dai suoi sonetti e da alcuni documenti dell’epoca.

Chi era Cecco Angiolieri?

Cecco Angiolieri nacque a Siena intorno al 1260. Era di famiglia nobile e ricca di parte guelfa; fu sposato ed ebbe molti figli, ma non condusse una vita dedita alla cure familiari. Dal tono stesso del suo canzoniere (cioè la raccolta delle sue poesie) e dagli scarsi documenti che lo riguardano, si trae l’impressione che fosse un uomo superficiale e dissipatore, amante dei piaceri e delle gozzoviglie, privo di qualsiasi preoccupazione etica.

Nel 1281 prese parte alla campagna militare condotta per la conquista del castello ghibellino di Turri in Maremma e in quell’occasione fu multato per essersi allontanato dal campo di battaglia senza la dovuta licenza. In seguito fu ancora multato per vagabondaggio notturno. Nel 1289 prese parte alla battaglia di Campaldino in cui ebbe modo di conoscere personalmente Dante. Nel 1291 fu coinvolto nel ferimento di un concittadino durante una rissa.

Cecco venne più volte processato; nel 1296 fu bandito da Siena; dopo il 1303 soggiornò per qualche tempo a Roma, sotto la protezione del cardinale senese Riccardo Petroni. Entrato in possesso dell’eredità paterna, la dilapidò rapidamente, per cui alla sua morte, cinque dei suoi figli rinunciarono all’eredità, perché gravata da troppi debiti. E si presuppone che Cecco Angiolieri sia morto tra il 1310 e il 1313, proprio per via del documento in cui i suoi figli dichiaravano di rinunciare all’eredità .

Il Canzoniere di Cecco Angiolieri

A livello letterario Cecco Angiolieri fa parte della corrente della poesia comico realistica. Gli si attribuiscono 150 sonetti, di cui solo 112 certi. Nel suo canzoniere (cioè la raccolta delle sue poesie) il poeta-protagonista Cecco si presenta amante di comodi, di piaceri, di avventure, ma sempre oppresso dalla miseria, angustiato dalle continue difficoltà della vita, umiliato e infastidito dalla incomprensione delle persone legate a lui da vincoli di sangue.

Temi

Nei suoi sonetti la nota più costante è quella del cruccio e dell’insoddisfazione. Egli avverte ed esprime, con malumore o indignazione, la distanza fra la vita che gli piacerebbe fare e la squallida realtà in cui vive: il padre gli lesina il denaro; la madre lo detesta; la moglie, pettegola e arcigna, lo infastidisce con le continue querele; perfino la donna amata, sensualmente amata, Becchina (diminutivo di Domenica, è figlia di un conciatore di cuoio, sposata, volubile, infedele e litigiosa), ora lo attrae ora lo respinge. Ed egli allora maledice il padre, ingiuria la madre e la moglie, si lamenta del destino avverso, oscillando dal vittimismo alla protesta, alla maledizione.

Stile e linguaggio

La forma poetica scelta da Angiolieri e dalla corrente comico realistica è il sonetto (la cui invenzione è attribuita a Giacomo da Lentini, esponente della Scuola poetica siciliana di inizio Duecento). Il linguaggio è popolare, ricco di espressioni dialettali senesi. L’uso di figure retoriche come l’iperbole e l’antitesi contribuisce a creare l’effetto comico e paradossale dei suoi componimenti.

Sonetti celebri

Tra i suoi sonetti sono celebri S’i’ fosse foco, Tre cose solamente m’ènno in grado, Becchin’ amor!

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