sonetto

Il sonetto, il cui nome potrebbe significare “piccolo suono”, cioè breve componimento, è la più antica struttura poetica italiana originale. Si ritiene infatti che esso sia stato inventato verso la metà del Duecento da Giacomo da Lentini (1210-1260), poeta della Scuola Siciliana, sviluppatasi attorno alla corte di Federico II a Palermo.

Il sonetto è un componimento “chiuso o fisso”, cioè non modificabile nella sua struttura portante (versi e strofe): è sempre composto da 14 versi endecasillabi suddivisi in due quartine e in due terzine.

Lo schema ritmico, cioè l’alternanza delle rime, può variare: la forma originaria è strutturata in due quartine a rime alterne ABAB o incrociate ABBA, mentre le terzine sono per lo più costruite su tre rime replicate CDE CDE, ma anche su due alternate CDC DCD. Queste due forme si imposero presto sulle altre possibili varianti, diventando il modello di riferimento. Eccone due esempi, con il relativo schema delle rime.

Esempio di sonetto con schema ABBA  ABBA CDC DCD

Benedetto sia ‘l giorno…

Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno,
e la stagione, e ‘l tempo, e ‘l’ora, e ‘l punto,
e ‘l bel paese, e ‘l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi, che legato m’hanno;

e benedetto il primo dolce affanno
ch’i’ ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’i’ fui punto,
e le piaghe che ‘n fin cor mi vanno.

Benedette le voci tante ch’io
chiamando il nome de mia nonna ho sparte,
e i sospiri, e le lagrime, e ‘l desio;

e benedette sian tutte le carte
ov’io fama l’acquisto, e ‘l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.

(Francesco Petrarca)

Esempio di sonetto con schema ABAB ABAB CDE CDE

Mio padre è stato per me l’assassino

Mio padre è stato per me l'”assassino”,
fino ai vent’anni che l’ho conosciuto.
Allora ho visto ch’egli era un bambino,
e che il dono ch’io ho da lui l’ho avuto.

Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
un sorriso, in miseria, dolce e astuto,
Andò sempre pel mondo pellegrino;
più d’una donna l’ha amato e pasciuto.

Egli era gaio e leggero; mia madre
tutti sentiva della vita i pesi.
Di mano ei gli sfuggì come un pallone.

“Non somigliare – ammoniva – a tuo padre”.
Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
eran due razze in antica tenzone.

(Umberto Saba)

Molto presto il sonetto divenne una delle forme preferite dai poeti, usato soprattutto per una lirica intima, personale, soggettiva, che si diversificò nettamente da quella epica e tragica.

Il sonetto nacque con un plurimo intento:

  • creare un componimento poetico originale, liberando così i poeti italiani dal vincolo dell’imitazione dei modelli franco provenzali;
  • dare vita a un componimento breve, compatto, ben articolato, in cui l’endecasillabo (il verso principe della tradizione poetica italiana) potesse manifestare tutta la sua potenzialità espressiva;
  • proporre un modello semplice nella forma e armonioso nel ritmo, adatto quindi all’espressione di sentimenti più che al racconto di vicende;
  • presentare una regola metrica vincolante, ma tale comunque da concedere una certa libertà di intervento e manipolazione alla creatività dell’artista.

La diffusione del sonetto fu rapidissima e già pochi anni dopo la sua invenzione venne usato dai poeti toscani del Dolce Stil Novo e da Dante Alighieri in particolare; fu perfezionato in seguito nella sua armonia interna da Francesco Petrarca, i cui sonetti costituirono il modello formale per i secoli seguenti.