Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo

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Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei

Riassunto dell’opera di Galileo Galilei “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano”: la struttura, i contenuti, i personaggi, lo stile.

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, di Galileo Galilei: la struttura e storia dell’opera

Il termine “mondo” è impiegato da Galileo Galilei nel significato etimologico di “universo”, come derivato dal latino mundus che traduce a sua volta il greco kósmos.

È un trattato scientifico, in forma di dialogo, in lingua volgare, a sostegno della teoria eliocentrica copernicana rispetto al modello geocentrico tolemaico appoggiato da Aristotele e dalla filosofia scolastica.

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è composto tra gli anni 1624 e 1630. Due anni dopo, nel 1632, Galileo ottiene l’autorizzazione alla pubblicazione dal pontefice Urbano VIII.

Galileo deve però accettare di proporre le due tesi (quella tolemaica e quella copernicana) come teorie “astratte” e di mantenere nell’esposizione un atteggiamento di neutrale equidistanza.

Deve inoltre sostituire il titolo originale (Dialogo sopra il flusso e il reflusso del mare) con il più neutrale Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano.

Ottenuto in talo modo l’imprimatur del papa, l’opera può essere pubblicata a Firenze il 21 febbraio1632.

A causa del successo del libro, in poco tempo l’atteggiamento della Chiesa nei confronti di Galileo muta radicalmente.

Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è infatti esaminato da una commissione pontificia per stabilire se possiede, come asseriscono i numerosi nemici di Galileo, un carattere inequivocabilmente copernicano, nonostante le asserzioni contrarie inserite nel titolo stesso, nel Proemio e nelle conclusioni.

Nel luglio del 1632 arriva da Roma l’ordine di sospendere la vendita del Dialogo. Nel gennaio del 1633 Galileo, ormai anziano e ammalato, è costretto a recarsi a Roma davanti al tribunale del Sant’Uffizio.

Il processo si conclude con la condanna dello scienziato costretto alla sottomissione e all’abiura, cioè al riconoscimento della falsità della propria convinzione riguardo alla tesi eliocentrica e a quella del moto della Terra.

Nel giugno del 1633 il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è inserito nell’Indice dei libri proibiti.

I contenuti e i personaggi dell’opera

Gli interlocutori del Dialogo sono tre:

  • Filippo Salviati (1583-1614) amico di Galileo Galilei e accademico dei Lincei. Si fa portavoce delle idee copernicane di Galileo. Nel Dialogo ha una duplice funzione: controbbattere alla teoria di Simplicio e allo stesso tempo correggere le ingenuità di Sagredo. Cerca quindi di chiarire le evidenti difficoltà che comportava la teoria copernicana del tempo;

 

  • il nobile veneziano Giovan Francesco Sagredo (1571-1620), molto vicino a Galileo negli anni dell’insegnamento padovano e rappresentante di quel pubblico di persone curiose ma non specialiste che costituisce il destinatario ideale dell’intera opera di divulgazione galileiana;

 

  • l’aristotelico Semplicio, un personaggio immaginario che ricorda col suo nome un celebre commentatore di Aristotele vissuto nel VI secolo. Semplicio è l’emblema della paura di affrontare il terreno ignoto della conoscenza confidando solo nella ragione.

 

Si immagina che i tre protagonisti si riuniscano per quattro giornate a Venezia, nel palazzo Sagredo sul Canal Grande, a discutere amichevolmente intorno alle ragioni a favore o contro il sistema eliocentrico.

La prima giornata

La prima giornata si apre con una dura critica condotta da Salviati alla presunta “perfezione” attribuita sia dagli aristotelici che dai pitagorici al numero tre.

Da tale pregiudizio essi ricavavano infatti la pretesa che l’universo sia perfetto perché fornito di tre tipi di moto: circolare, retto e misto.

La critica alla presunta perfezione del numero tre, che ben si accorda col dogma della Trinità, è tuttavia solo un pretesto per una più generale critica di tutta la fisica aristotelica e soprattutto della distinzione tra la Terra corruttibile e i corpi celesti immutabili e perfetti.

I risultati sperimentali delle osservazioni telescopiche degli astri si sostituiscono così alla pura speculazione filosofica e dimostrano inequivocabilmente l’identità di natura tra la Terra e i corpi celesti, entrambi soggetti a grandi mutamenti.

La seconda giornata

La seconda giornata ha per argomento la discussione sul moto diurno della Terra, vale a dire sul movimento rotatorio intorno all’asse terrestre, e la confutazione da parte di Salviati delle obiezioni tradizionali di Aristotele e Tolomeo diligentemente riferite da Simplicio.

L’obiezione rivolta contro il moto diurno si basa sul fatto che i gravi cadono a perpendicolo e non obliquamente.

Secondo Simplicio, dunque, se la Terra si muove attorno al proprio asse, un corpo lasciato cadere da una torre dovrebbe comportarsi come quello caduto dall’albero di una nave in movimento. A tale argomentazione Salviati oppone il principio della “relatività galileiana”. Invita quindi all’esperimento consistente nel rinchiudersi in un «gran navillo» con «mosche, farfalle» e altri animaletti volanti. Come all’interno di una nave che proceda con moto uniforme non si avverte alcuna alterazione nel movimento degli animaletti perché il moto universale della nave è comunicato all’aria e alle cose in essa contenute, così accade per il moto terrestre, non avvertibile lasciando cadere anche da grande altezza un grave.

La terza giornata

La terza giornata si apre con un’invenzione scenica: Simplicio arriva tardi all’appuntamento perché la sua gondola è rimasta arenata nei canali veneziani a causa del fenomeno della bassa marea. Grazie a questo espediente, Salviati dimostra il moto della Terra intorno al Sole.

La giornata si chiude infine con una disputa sul magnetismo terrestre.

La quarta giornata

La quarta giornata è dedicata all’argomento del flusso e reflusso del mare, considerato erroneamente da Galileo come vero e proprio elemento probatorio dell’ipotesi copernicana. Oggi sappiamo che riguardo alle maree aveva ragione Keplero, pur con la sua ambigua teoria degli “influssi”, e non Galileo.

Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo si conclude con una concessione alla dottrina degli avversari. Si tratta ancora di una modifica introdotta successivamente, che, come il Proemio, mirava a attenuare e occultare la portata dirompente del libro.

I tre personaggi si accomiatano dirigendosi ciscuno alla propria gondola. Simplicio, prima di lasciare gli amici, fa proprio il cosiddetto “argomento teologico” dl papa Urbano VIII, già caro al cardinale Bellarmino: è impossibile vincolare la sapienza divina alla «fantasia particolare» dello scienziato.

Dunque tutto quanto è stato discusso è solo «fantasia». Ma posto in bocca a Simplicio, personaggio che aveva ricoperto il ruolo dello sciocco, anche l’argomento teologico ne esce svalutato.

La scelta del dialogo e l’uso del volgare

Galileo decide di dare al proprio lavoro la forma di dialogo perché esso gli permette:

  • di introdurre nella conversazione argomenti atti a catturare l’attenzione del pubblico;
  • di presentare le prove a favore del copernicanesimo senza impegnarsi personalmente in esse.

Infine, la decisione di Galileo di servirsi del volgare (che segna tutta l’opera di Galilei, fatta eccezione per il trattato Sidereus nuncius) è perché esso è accessibile; non tecnicistico; in grado di avvicinare un ampio pubblico ad una materia fino ad allora d’interesse esclusivo dei dotti.