Sidereus nuncius di Galileo: storia e contenuto

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sidereus nuncius di galileo
Il Sidereus nuncius di Galileo Galilei

Sidereus Nuncius di Galileo. Storia e contenuto dell’opera: riassunto e commento.

Nel 1592, Galileo Galilei venne chiamato a ricoprire la cattedra di matematica presso l’Università di Padova, città della Repubblica di Venezia, e dunque meno sottoposta al controllo della Chiesa, più libera e spregiudicata. Nella Repubblica di Venezia dominava ancora l’aristotelismo, ma d’impronta laica e non cattolica.

Nei diciotto anni trascorsi a Padova (1592-1610) Galileo conobbe Paolo Sarpi (1552-1623); formulò le leggi sulla caduta dei gravi; frequentò i tecnici e gli ingegneri dell’Arsenale di Venezia (grande cantiere navale e artigianale), rafforzando così la consapevolezza delle innumerevoli possibilità di collaborazione tra ricerca accademica e sperimentazione tecnica, finalizzata alla costruzione di strumenti pratici sempre più precisi e affidabili.

Galileo stesso costruì vari strumenti, come il “compasso geometrico e militare” (una sorta di regolo calcolatore), l’orologio a pendolo, macchine per l’irrigazione, e nel 1609, prendendo spunto da esemplari di cannocchiale provenienti dall’Olanda, fece costruire il primo telescopio (con il cannocchiale si osservano esclusivamente realtà presenti sulla Terra, anche se molto distanti; con il telescopio si può arrivare ad osservare astri, pianeti e stelle) avvalendosi, in particolare, dei vetrai di Murano, che sapevano levigare le lenti di cristallo.

Nell’inverno del 1609 Galileo passò la maggior parte delle notti a puntare il cannocchiale verso il cielo, e scoprì che:

  • la superficie della Luna, come quella della Terra, è solcata da valli e increspata da monti;
  • il numero delle stelle è infinito e molte sono invisibili a occhio nudo;
  • la Via Lattea non è altro che un ammasso di stelle disseminate a mucchi;
  • quattro satelliti ruotano intorno a Giove (e li chiama Astri Medicei in onore di Cosimo II de’ Medici), creando un sistema che, in piccolo, è identico a quello solare;
  • Venere, come la Luna, attraversa diverse fasi. Le fasi di Venere provano che essa ruota attorno al Sole avvalorando così di nuovo, per altra via, le teorie eliocentriche copernicane.

E mentre di notte lavorava, di giorno Galilei trascriveva le proprie scoperte lavorando al Sidereus nuncius [“Nunzio delle stelle”, o, anche, “Annunzio sidereo” o, si direbbe oggi, “Rendiconto sulle stelle”]: si trattava di un rendiconto scientifico che comunicava ai dotti di tutto il mondo (di qui l’uso del latino) le nuove scoperte.

L’opera, dedicata a Cosimo II de’ Medici, era scritta in un latino semplice, sobrio, asciutto. Galileo bada all’essenziale e si limita a una rigorosa esposizione scientifica.

Il Sidereus nuncius ebbe una fortuna immensa: pubblicato il 12 marzo 1610, con una tiratura di 550 copie, dopo meno di una settimana era già introvabile, mentre la fama di questo libretto (che contava meno di 100 pagine) si diffondeva a macchia d’olio. Nel 1613 il Sidereus nuncius arrivava a Mosca e in India; tre anni dopo se ne ebbe una sintesi in lingua cinese; nel 1640, grazie alla sua popolarità, il nome di Galileo venne traslitterato in cinese, dove diventò Chia-Li-Lueh.

Il Sidereus nuncius segnò una svolta epocale:

  • l’uomo cessò di essere il centro del mondo;
  • l’Universo non era finito e delimitato dalle Stelle Fisse, ma infinito e popolato da infiniti mondi, come già Giordano Bruno [da poco condannato al rogo (1600)] aveva sostenuto;
  • la rigida gerarchia degli spazi tra celesti e terrestri, sacri e profani, proibiti e accessibili che dall’antichità si era prolungata sino a tutto il Medioevo veniva sconvolta.

E soprattutto le nuove acquisizioni erano alla portata di tutti: bastava sottoporle a verifica concreta e controllarne l’esattezza attraverso l’uso del telescopio.