Giulia Domna (170-217 d.C.) fu la moglie dell’imperatore Settimio Severo (193-211 d.C.) e la madre del suo successore Caracalla (211-217 d.C.), ma fu soprattutto una delle poche donne dell’antichità a detenere un immenso potere politico, influenzando le decisioni di Settimio Severo e successivamente del figlio Caracalla. Rivestì uno straordinario ruolo sul piano culturale, ispirando la creazione e l’attività di un circolo filosofico.
Le origini
Giulia Domna nacque in Siria, ad Emesa (l’odierna Homs) nel 170 d.C. Era figlia di Gaio Giulio Bassiano, gran sacerdote di El Gabal (latinizzato in Eliogabalo), il dio del Sole. Ricevette una cultura raffinata, fu educata alla conoscenza della letteratura greca e alla retorica, imparò a parlare arabo, aramaico e fenicio.
Il matrimonio con Settimio Severo e l’ascesa
Nel 187 si unì in matrimonio con il generale Settimio Severo, di quasi trent’anni più grande di lei, rimasto vedovo di Paccia Marciana. Pare che l’ambizioso Settimio, grande appassionato di astrologia, fosse rimasto colpito dall’oroscopo della ragazza, che prediceva che un giorno si sarebbe unita in matrimonio a un re. Dalla loro unione nacquero due figli maschi, il futuro imperatore Caracalla e Geta.
Nel 193 d.C. Settimio Severo venne proclamato imperatore dalle sue truppe e Giulia Domna ottenne il titolo di Augusta. Giulia dimostrò subito una forte personalità e non esitò ad affiancare il marito nelle responsabilità politiche e nelle spedizioni militari. Fu in quel tempo che si meritò l’ambito titolo di mater castrorum, “madre degli accampamenti”, portato prima di lei solo da Faustina Minore, moglie di Marco Aurelio, e, forse da Crispina, moglie di Commodo. E le venne attribuito anche l’appellativo di “Madre degli eredi” (prima Mater Caesaris, subito dopo Mater Augusti et Caesaris).
Per tre anni seguì il marito nella lontana Britannia, poi, entrata in contrasto con Plauziano, consigliere dell’imperatore e prefetto del pretorio, che mal sopportava la sua influenza nelle decisioni dell’imperatore, andò a vivere in Antiochia, in Siria, dove lasciò a Settimio gli affari politici e militari e si dedicò allo studio della filosofia, animando un vivace circolo di intellettuali legati alla cultura greca, tra i quali il medico Galeno, il filosofo Flavio Filostrato, lo storico Dione Cassio.
Alla morte di Settimio Severo nel 211 d.C., l’impero avrebbe dovuto essere diviso tra i suoi due figli Caracalla e Geta, ma la lotta per il potere premiò Caracalla, mentre l’altro figlio, Geta, fu ucciso tra le braccia di Giulia Domna, per ordine del fratello (212).
Il ruolo di Giulia Domna durante il regno di Caracalla
Poiché il nuovo imperatore preferiva dedicarsi alle imprese militari, Giulia intensificò la sua attività politica, diventando di fatto quasi una co-imperatrice, in un’insolita diarchia con il figlio. Il suo prestigio era tale che tutti presero a chiamarla Mater populi romani, “Madre del popolo romano”.
Quando Caracalla nel 217 d.C. cadde vittima di una congiura e fu assassinato in Siria, Giulia, raggiunta dalla notizia ad Antiochia, cercò invano di uccidersi. Sopravvissuta suo malgrado alle ferite, venne esiliata da Macrino, il nuovo imperatore, l’assassino del figlio, e morì sola, rifiutando il cibo, nella sua città, Antiochia, all’età di 47 anni.
I suo resti furono inizialmente seppelliti nel Mausoleo di Augusto, ma sua sorella Giulia Mesa li fece successivamente traslare, con quelli di Caracalla e Geta, nel Mausoleo di Adriano, che già conteneva le ceneri di Settimio Severo.
Giulia Domna fu divinizzata durante l’impero di Eliogabalo, suo pronipote e successore di Macrino, come attestato da iscrizioni e monete.

