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Candido di Voltaire riassunto, analisi, significato

Candido o l’ottimismo (Candide ou l’optimisme) di Voltaire (1694-1788), figura chiave dell’Illuminismo, è un romanzo filosofico, in cui l’illuminista francese incarna nella figura del precettore Pangloss il filosofo tedesco Leibniz, intento a istruire il giovane Candido a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo, sebbene si succedano in continuazione controversie e disavventure.

Il romanzo apparve anonimo all’inizio del 1759, come traduzione dal tedesco del “Signor dottor Ralph”. Ebbe subito grande fortuna. Contò infatti tredici edizioni nello stesso anno di pubblicazione, stimolate anche dallo scandalo suscitato (il libro poco dopo l’uscita fu posto all’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa).

Candido di Voltaire si compone di trenta brevi capitoli. Presenta una rapida struttura lineare, scandita dalle tappe del viaggio di Candido, il protagonista.

Riassunto della trama del Candido di Voltaire

L’innocenza iniziale nel castello

Nel castello di Thunder-ten-tronckh, in Vestfalia, vivono felici il giovane Candido, ingenuo e buono di cuore, madamigella Cunegonda, figlia del barone, e Pangloss, insegnante di «metafisico-teologo-cosmoscemologia». Pangloss, fedele discepolo di Leibniz (contro il quale s’indirizza la polemica di Voltaire), è convinto che «tutte le cose vanno nel migliore dei modi nel migliore dei mondi possibili».

Un giorno Cunegonda scopre Pangloss tra i cespugli con Paquette, la cameriera, e imita subito l’esperienza abbracciando Candido dietro un paravento. Il signor barone li sorprende e Candido è cacciato a pedate nel sedere dal migliore dei castelli possibili.
Incominciano così le peregrinazioni di Candido, che vivrà esperienze che sembreranno negare le teorie dell’ottimista Pangloss.

Le disavventure di Candido

Arruolato di forza nell’esercito bulgaro, durante la guerra dei sette anni, Candido riesce a scappare in Olanda dove sperimenta il fanatismo di un ugonotto e la pietà di un anabattista, che lo accoglie e lo aiuta. Ritrova Pangloss, sfuggito alla distruzione del castello ad opera dei soldati bulgari ma non alla sifilide che lo sfigura. Pangloss però trova sempre il modo di giustificare i mali suoi e del mondo come «cosa indispensabile nel migliore dei mondi».

Insieme raggiungono Lisbona sconvolta dal terremoto (è il terremoto di Lisbona del 1755) e sono condannati dall’Inquisizione, che cerca eretici per esorcizzare quanto è accaduto. Il giovane viene però salvato da una vecchia che lo conduce da Cunegonda, sopravvissuta alle violenze dei Bulgari ma finita in mano a un banchiere ebreo, che ne divide i favori col Grande Inquisitore. Candido uccide i due uomini; poi, insieme a Cunegonda e alla vecchia, s’imbarca a Cadice per il Paraguay. Durante il viaggio, la vecchia racconta la sua vita, le barbarie e le violenze subite (lei, nella finzione letteraria, è in realtà una principessa, figlia di papa Urbano X, caduta in disgrazia dopo essere finita schiava di pirati). Questa digressione consente a Voltaire di denunciare le violenze e le oscenità perpetrate quotidianamente ai danni delle donne.

Arrivati a Buenos Aires, Candido è ancora una volta costretto a separarsi da Cunegonda (che nel frattempo è diventata l’amante del governatore), per evitare nuove persecuzioni a causa dell’omicidio del Grande Inquisitore.

Guidato dal servo Cacambo, fugge in Paraguay e qui viene accolto dai Gesuiti e dal comandante della missione che si rivela essere il Barone, fratello di Cunegonda, anche lui miracolosamente sfuggito al massacro degli abitanti del castello. Candido lo informa di volere sposare sua sorella; il Barone si oppone, perché il giovane è di rango sociale inferiore; tra i due scoppia una lite e Candido lo uccide. Travestitisi da Gesuiti, Candido e Cacambo, scappano nella foresta e sono catturati da una tribù di cannibali, in guerra contro l’ordine religioso, ma riescono a fuggire.

Finalmente giungono nel paese dell’Eldorado, il regno della felicità. Qui infatti non esiste avidità umana, non ci sono né litigi né guerre. Candidio e Cacambo dopo un mese, però, pur felici, decidono di «non più esserlo» e ripartono con molti montoni carichi di pietre preziose per fare ritorno in Europa, alla ricerca di Cunegonda.

A causa di una serie di eventi sfortunati, i due devono ancora una volta dividersi. Candido incontra Martino, seguace del manicheismo, un filosofo pessimista, tutto l’opposto di Pangloss.

Dopo altre istruttive esperienze fatte a Parigi (dove cade ammalato e viene derubato da un abate) e in Inghilterra, Candido, consapevole ormai dei numerosi vizi umani (il fanatismo, il gioco, la stupidità), giunge a Venezia. Qui ritrova Paquette, la vecchia amante di Pangloss, divenuta prostituta, e Cacambo. Candido, insieme a Cacambo e Martino, si imbarca per Costantinopoli, dove Cunegonda è schiava di un avventuriero.

Sulla nave Candido riconosce, in due forzati incatenati ai remi, il fratello di Cunegonda, che era sopravvissuto, e il filosofo Pangloss. Pangloss era stato male impiccato e ritenuto morto; venduto a un chirurgo per essere sezionato, alla prima incisione, cacciato un urlo, si era risvegliato.
Li riscatta entrambi e tutti quanti giungono in Turchia, dove sulle rive della Propontide, trovano Cunegonda brutta e invecchiata. Candido la libera e pur controvoglia la sposa (ma prima ha rispedito a Roma, tramite galea, il fratello di lei perché si opponeva al matrimonio).

L’epilogo

Insieme al resto della compagnia, Candido si stabilisce in una piccola fattoria. Qui solo Cacambo è spossato dal lavoro, gli altri non fanno altro che ragionare e si annoiano a morte.

Intanto a Costantinopoli si succedono colpi di stato e congiure di palazzo. Candido, Pangloss e Martino sono sempre più insoddisfatti. Decidono allora di consultare un derviscio, cioè un membro di una confraternita musulmana, per trovare una risposta al problema del male e al senso della vita. La risposta del derviscio è un invito perentorio al silenzio, a rinunciare a porsi i problemi insolubili («Che cosa bisogna fare allora? disse Pangloss. Tacere, disse il dervì»).

Delusi dal derviscio, essi trovano una soluzione nella saggezza pratica di un vecchio contadino che i tre incontrano sulla via del ritorno e che li accoglie nella propria casa: «Non posseggo che venti jugeri […] li coltivo coi miei figli; il lavoro ci tiene lontani tre grandi mali: la noia, il vizio e la miseria». Queste parole sembrano mettere tutti d’accordo, compresi l’ottimista Pangloss e il suo antagonista, il pessimista Martino. Candido e tutta la compagnia decidono allora di “coltivare il proprio orto”, ossia lavorare concretamente per migliorare sé stessi.

Analisi del Candido di Voltaire

Perché Voltaire scrive Candido?

Il Candido di Voltaire trova la sua origine nel terribile terremoto che il 1° novembre 1755 distrusse la città di Lisbona, causando migliaia di morti. La catastrofe scosse profondamente l’opinione pubblica del tempo e contribuì a dare un duro colpo all’ottimismo metafisico di matrice leibniziana.
L’obiettivo polemico del Candido di Voltaire è proprio l’infondato ottimismo della teodicea leibniziana, secondo cui Dio ha creato «il migliore dei mondi possibili».

Di cosa parla Voltaire nel Candido?

Nel Candido Voltaire esplora il tema del male nel mondo e la reazione umana di fronte alle avversità. Il racconto delle molteplici, tragicomiche peripezie che il giovane Candido di Voltaire affronta contribuiscono a evidenziare quanto l’umanità sia miserabile e priva di possibilità di riscatto.

Eppure Candido è pronto ogni volta a illudersi che tutto stia andando per il meglio. L’ingenuo ottimismo del protagonista è rafforzato dalle lezioni del precettore Pangloss. Questi «dimostrava in modo mirabile» che nel mondo «tutto è bene» e nessun male viene per nuocere.

Qual è la morale di Candido?

La soluzione di Voltaire all’antica questione del male giunge al termine del romanzo. Le due risposte, infatti, quella del derviscio e quella del contadino, il silenzio e il lavoro, sono in un certo senso complementari. Alla ragione filosofica è opposta la ragione pratica.

Non si tratta tanto di agire senza pensare, o ancora meno di rinunciare ad agire, ma di agire per cominciare a pensare diverso. Lamentarsi non risolve i problemi, bisogna invece agire iniziando dal “proprio orto” per poi spostare l’impegno nelle battaglie civili (Trattato sulla tollerenza).

Solo attraverso il lavoro concreto, l’impegno pratico e la coerenza tra pensiero, parola e fatti, lontani da ogni vana retorica o presunzione di verità, è possibile ristabilire un senso possibile all’esistenza umana.

Candido di Voltaire è tra le sue opere più conosciute. Un’opera che ha raggiunto un vasto pubblico, grazie a numerosi adattamenti scenici, musicali e cinematografici. Ha ispirato celebri pittori, come Paul Klee:

Il candido di Voltaire illustrato da Paul Klee nel 1911
Illustrazione del Candido di Voltaire di Paul Klee, nel 1911

Al Candido di Voltaire si rifà l’omonimo romanzo del 1977 dello scrittore italiano Leonardo Sciascia.

 

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