Il trasformismo del governo Depretis

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Il trasformismo di Agostino Depretis, riassunto

La politica del trasformismo di Agostino Depretis, riassunto di storia contemporanea

Nel linguaggio politico contemporaneo, il termine “trasformismo” è solitamente usato in senso negativo, per indicare una politica caratterizzata dalla mancanza di principi e dalla disponibilità a cambiare schieramento a seconda delle convenienze.

Il termine trasformismo entrò nel linguaggio politico italiano con Agostino Depretis (1813-1887), leader della Sinistra storica.

Il 25 marzo 1876 Depretis ricevette dal re Vittorio Emanuele II l’incarico di formare il governo. Restò alla guida del Paese quasi ininterrottamente fino al 1887:

  • riorganizzò e potenziò il sistema educativo tramite la legge Coppino (1877);
  • varò la nuova legge elettorale (1882), che allargò la base del suffragio, continuando a escludere tuttavia non solo le donne, ma anche gli analfabeti privi di un reddito minimo, stabilito per legge;
  • abolì l’odiosa tassa sul macinato (1879);
  • strinse con Germania e Austria-Ungheria un patto militare difensivo, la Triplice Alleanza (1882);
  • continuò sul piano dei rapporti con la Chiesa, la politica laica, fondata sulla divisone fra Stato e Chiesa, inaugurata dalla Destra con la legge delle guarentigie del 1871;
  • diede inizio a una sfortunata politica coloniale sulle coste del Mar Rosso, che finì tragicamente il 27 gennaio 1887 quando gli Etiopici massacrarono a Dogali, in Eritrea, 500 italiani.

Per realizzare tale programma Depretis non si appoggiava tanto su una base parlamentare fissa e stabile, quanto su aggregazioni momentanee di interessi che si realizzavano su singoli problemi: è la cosiddetta pratica del trasformismo, che si prestava anche a corruzioni.

L’uso polemico della parola ebbe origine da un’espressione pronunciata dallo stesso Depretis in un discorso tenuto a Stradella l’8 ottobre 1882, nell’imminenza delle prime elezioni politiche a suffragio allargato che si sarebbero tenute di lì a due settimane.

In risposta a coloro che criticavano gli accordi da lui stipulati in campagna elettorale con la Destra moderata di Marco Minghetti e lo accusavano di aver così snaturato il programma della Sinistra, Depretis si giustificava con una frase destinata a restare celebre: «Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?».

Depretis fece di questa prassi parlamentare una norma abituale. Con un’abile manipolazione dei gruppi parlamentari, egli riuscì ad organizzare maggioranze che mutavano con la stessa rapidità con la quale si erano costituite e contribuì così a far perdere ai vari gruppi la loro fisionomia specifica, e quindi la possibilità di scontro tra maggioranza e opposizione.

Agostino Depretis morì il 29 luglio 1887. A lui successe Francesco Crispi.