Io voglio del ver la mia donna laudare. Parafrasi e commento

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io voglio del ver la mia donna laudare

Io voglio del ver la mia donna laudare di Guido Guinizzelli è un sonetto a rime alternate, secondo lo schema ABAB, ABAB, CDE, CDE.

Guido Guinizzelli è considerato l’iniziatore del Dolce Stil Novo e il suo testo poetico Al cor gentile rempaira sempre amore ne è considerato il manifesto.

Io voglio del ver la mia donna laudare parafrasi

Io voglio del ver la mia donna laudare
ed asembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella dïana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Parafrasi. Io voglio lodare la mia donna come è realmente e paragonare a lei la rosa e il giglio (il poeta fa qui riferimento ai colori del viso della donna: rosa e bianco pallido): risplende e appare più luminosa della stella del mattino (dïana) e io paragono (somiglio) a lei tutte le cose più belle del cielo (lassù).

Verde river’ a lei rasembro e l’âre,
tutti color di fior, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Parafrasi. A lei paragono (rasembro) una verde campagna (river’) e l’aria, tutti i colori dei fiori, il giallo (giano) e il rosso (vermiglio), oro e lapislazzuli (azzurro) e ricchi gioielli che si possono offrire in dono (per dare): lo stesso Amore per merito suo (per lei) si perfeziona (rafina meglio).

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede;

Parafrasi. Passa per strada bella (adorna) e così gentile che libera (ch’abassa) da ogni orgoglio coloro a cui dona il suo saluto (salute), e li converte alla nostra fede se non sono credenti;

e no lle pò apressare om che sia vile;
ancor ve dico c’ha maggior vertute:
null’om pò mal pensar fin che la vede.

Parafrasi. e non le si può avvicinare alcun uomo (om) che sia di animo meschino; anzi vi dico che ha potere (vertute) ancora maggiore: nessuno può avere pensieri malvagi finché la vede.

Io voglio del ver la mia donna laudare commento

In questo sonetto, Guido Guinizzelli esprime nei confronti dela sua donna intense parole di lode. È una donna di straordinaria bellezza ed è così ricca di qualità morali da suscitare soltanto gioia e bontà in chi la veda. Per il poeta dunque la donna è «angelo» in quanto porta salvezza e bene a chiunque la contempli e perciò il suo saluto è come una benedizione divina.

Analisi

Il motivo del saluto, già in Guinizzelli di primaria importanza, nello Stil Novo e in Dante (leggi Tanto gentile e tanto onesta pare. Analisi e commento) avrà importanza capitale, anche per l’ambivalenza semantica.

Il latino salutem dare (o dicere) vale infatti tanto “salutare” quanto “trasmettere salvezza”, così che l’occasione mondana dell’incontro e del saluto si carica di una simbologia religiosa.

Dal versante metafisico e salvifico del saluto derivano le prerogative descritte nelle ultime due strofe: indurre umiltà, convertire, respingere ciò che è ignobile, escludere pensieri bassi.

 

 

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