La Dottrina di Monroe: l'America agli Americani

Che cos’è la Dottrina di Monroe, pilastro della politica estera degli USA, passata alla Storia con lo slogan: l’America agli Americani. Spiegato in modo semplice.

Sconfitti definitivamente gli spagnoli, l’America Latina era ormai indipendente. I venezuelani Francisco Miranda (1752-1816) e Simón Bolívar (1783-1830), l’argentino José de San Martin (1778-1850) e il messicano Augustin de Iturbide avevano infatti guidato le rivolte appoggiati da Stati Uniti e Inghilterra. Grazie ai loro sforzi avevano raggiunto l’indipendenza: Paraguay (1811), Argentina (1816), Cile (1818), Colombia (1819), Messico, Venezuela e Perù (1821), Brasile ed Ecuador (1822), Bolivia (1825) e Uruguay (1828).

Il 2 dicembre 1823 il presidente degli Stati Uniti James Monroe (1758-1831) nel suo messaggio annuale al Congresso diffidò gli Stati europei dall’intervenire nelle vicende politiche del continente americano e sancì il contemporaneo disinteresse statunitense per gli affari europei.

Affermando il diritto delle popolazioni locali di decidere autonomamente della loro politica e del loro futuro, la dottrina di Monroe riprendeva la teoria sostenuta già da George Washington nel suo messaggio d’addio in cui ammoniva gli Americani a evitare alleanze con l’Europa.

Il concetto venne in seguito ripreso e svolto da Madison, da Jefferson e soprattutto da John Quincy Adams (segretario di Stato del presidente Monroe), che posero l’accento sul principio della «non colonizzazione» e della «non ingerenza» europea in America.

Con l’enunciazione di questo principio si cercò di dare una legittimità e una base logica a una dottrina che non aveva né in teoria né in pratica alcuna giustificazione giuridica internazionale.

Non confessata, ma presente nella sostanza nella dottrina di Monroe, vi era anche una motivazione economica, residuo del sistema mercantilistico, mirante ad assicurare agli Stati Uniti i mercati dell’America latina.

La dottrina (indicata in seguito con l’espressone concisa «l’America agli Americani») fu così esattamente enunciata da Monroe:

«Le due Americhe, in virtù della libertà e dell’indipendenza che si sono date e che intendono conservare, non devono d’ora innanzi essere considerate come oggetto di futura colonizzazione da parte di qualsiasi potenza europea. Questa asserzione ha il valore di un principio fondamentale per la difesa dei dirittti e degli interesssi degli Stati Uniti».

Seguiva poi la dichiarazione di disinteresse per gli affari europei (isolazionismo).

Fu perciò facile successivamente richiamarsi alla dottrina di Monroe per le sue grandi possibilità di adattamento a differenti situazioni politiche. Così la dottrina fu invocata nel 1845 contro gli intrighi diplomatici orditi da Francia e Gran Bretagna per impedire l’annessione agli Stati Uniti del Texas; nel 1848 per prevenire la costituzione di un protettorato britannico sullo Yucatan; contro Napoleone III che aveva sostenuto (1864-1867) l’impresa messicana di Massimiliano d’Asburgo.

Negli ultimi decenni del XIX secolo la dottrina di Monroe è poi servita da giustificazione all’egemonia dell’espansionismo economico statunitense sull’intero continente americano.

Solo la partecipazione degli Stati Uniti alla seconda guerra mondiale e il contributo fondamentale delle loro forze armate alla vittoria degli Alleati inaugurarono una nuova fase della politica estera americana. Da allora gli Stati Uniti si sostitirono al Regno Unito come nuova potenza leader del mondo occidentale.