la monaca di monza
La monaca di Monza, così come l'ha immaginata Giuseppe Molteni, 1847

La monaca di Monza è davvero esistita. Il personaggio della monaca di Monza del romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni riprende infatti un fatto realmente accaduto.

La vera storia de la monaca di Monza

Si tratta della vicenda di suor Virginia Maria di Leyva, al secolo Marianna, discendente di Martino di Leyva, figlio del primo governatore spagnolo di Milano e feudatario di Monza. Nacque a Milano, il 4 dicembre 1575, e lì morì il 17 gennaio 1650.

Marianna a tredici anni fu costretta dal padre, che voleva trasmettere intatto il patrimonio al figlio maschio, a entrare come novizia nel monastero benedettino di Santa Margherita a Monza. Oggi questo monastero non esiste più perché bombardato dagli alleati nel 1944; al suo posto sorge la Chiesa di San Maurizio.

A sedici anni Marianna pronunciò i voti e scelse di chiamarsi suor Virginia Maria.

Tra il 1598 e il 1608 intrattenne una relazione con il conte Gian Paolo Osio. Da questa relazione nacquero due bambini, un maschio nato morto e una bambina, Alma Francesca Margherita. Il conte Osio riconobbe la bambina e la affidò alla nonna paterna.

Durante gli anni in cui furono amanti, diverse persone vennero a conoscenza della loro situazione. Essa precipitò nel 1606, quando una conversa, Caterina Cassini da Meda, scoprì il fatto e iniziò a ricattarli.

Gian Paolo Osio la uccise; con la complicità di suor Virginia e altre due suore, anch’esse coinvolte attivamente nella tresca, ne occultò il cadavere. Fecero poi in modo che tutti credessero che fosse fuggita dal convento.

Tuttavia c’erano già stati altri omicidi negli anni addietro mai chiariti (si scoprì poi che si trattava di persone che nutrivano sospetti sulla loro relazione o che ne scoprirono realmente l’autenticità) e vennero avviate delle indagini.

Gian Paolo Osio fu condannato a morte in contumacia (era il 1607); fuggì a Milano e qui venne assassinato.

Suor Virginia fu processata e il cardinale Federico Borromeo la fece rinchiudere nel convento milanese di Santa Maria Valeria. Fu condannata, per la relazione sacrilega, a essere murata viva in una cella del convento (era il 1608). Trascorse così tredici anni; poi, per volere del cardinale Borromeo, fu liberata. Passò il resto della sua esistenza in penitenza.

Per il suo personaggio, la monaca di Monza, Alessandro Manzoni si ispirò a questa vicenda, ma cambiò il nome degli amanti che diventarono Egidio e Gertrude.